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Dossier del Gris II serie, n. 4 Marzo 2005 pag. 10

sapienza e forza, onore, gloria e benedizione» (Ap 5,12).
Per la fede cristiana è la memoria della sofferenza del crocifisso che è fonte di identità e dinamismo di liberazione, principio dinamico di liberazione dell'io dal narcisismo egocentrico ed individualista e via di accesso all'amore, fondamento della perfezione cristiana. (5)
Il «dialogo» della croce muta la qualità delle relazioni: la realtà di Dio, che oltrepassa le aspettative e l'immaginazione dell'uomo, manifesta la paternità di Dio che offre la vita, disvela il volto del Padre. L'esaltazione della croce è l'inizio della nuova creazione. Il restare di Gesù sulla croce fino alla fine e, di conseguenza, la croce stessa costituiscono il segno rivelatore della condizione umana dopo il peccato e della novità di vita, della sua nuova qualità di vincere la morte e il peccato.
Il segno della croce svela e comunica il vero accesso alla fonte della vita. Uniti al Figlio, nella potenza dello Spirito, si entra nella vita proveniente dal Padre.
I segni che indicano una comprensione del discorso della croce saranno, quindi, la pace pur nelle difficoltà, la gioia pur nella solitudine, la prontezza nella mortificazione, la letizia nella rinuncia senza paura di perdere. Sarà la capacità di entrare nella via della croce come via della vita, che darà la felicità di seguire Cristo fino in fondo, di seguire colui che, solo, può riempire il cuore dell'uomo.

Cristo e il tempo

Giovanni Paolo II, nella Tedio Millennio Adveniente, nota che san Paolo, parlando della nascita del Figlio di Dio, la situa nella « pienezza del tempo » (cf Gal 4, 4). Il tempo si è compiuto per il fatto stesso che Dio, con l'Incarnazione, si è calato dentro la storia dell'uomo. L'eternità è entrata nel tempo. Quale altro « compimento » sarebbe possibile? Qualcuno ha pensato a certi cicli cosmici arcani, nei quali la storia dell'universo, e in particolare dell'uomo, costantemente si ripeterebbe. L'uomo sorge dalla terra e alla terra ritorna (cf Gn 3, 19): questo è il dato di evidenza immediata. Come pensare ad una sua sopravvivenza al di là della morte? Alcuni hanno immaginato varie forme di reincarnazione: in dipendenza da come egli ha vissuto nel corso dell'esistenza precedente, si troverebbe a sperimentare una nuova esistenza più nobile o più umile, fino a raggiungere la piena purificazione. Questa credenza, molto radicata in alcune religioni orientali, sta ad indicare che l'uomo non intende rassegnarsi alla morte.
La rivelazione cristiana esclude la reincarnazione e parla di un compimento che l'uomo è chiamato a realizzare nel corso di un'unica esistenza sulla terra.
Nel cristianesimo il tempo ha un'importanza fondamentale, prosegue Giovanni Paolo II; dentro la sua dimensione viene creato il mondo, al suo interno si
svolge la storia della salvezza, che ha il suo culmine nella « pienezza del tempo » dell'Incarnazione e il suo traguardo nel ritorno glorioso del Figlio di Dio alla fine dei tempi. In Gesù Cristo, Verbo incarnato, il tempo diventa una dimensione di Dio, che in se stesso è eterno. Con la venuta di Cristo iniziano gli « ultimi tempi » (cf Eb 1, 2), l'« ultima ora » (cf 1 Gv 2, 18), inizia il tempo della Chiesa che durerà fino alla Parusia.

Il Cristianesimo di fronte alle sfide contemporanee

Nel nostro tempo va emergendo in non poche coscienze una sorta di "nostalgia del Totalmente Altro", una riscoperta delle domande ultime e della rilevanza dell'ultimo orizzonte. Sembra risvegliarsi un bisogno religioso, si riaccende la sete di un orizzonte di senso personale. Nelle forme più diverse si profila un "ritorno del sacro", non privo di ambiguità e tuttavia rilevante nelle coscienze. Ripartire da Dio non appare più un progetto esclusivo dei credenti: si offre anzi come possibile sfida e urgenza per tutti. Lo dimostra in maniera eloquente la rilevanza mondiale del magistero spirituale e morale del Vescovo di Roma Giovanni Paolo II.

I cristiani e la testimonianza del Vangelo nel tempo

Oggi diventa sempre più impellente domandarsi quali tratti del Cristo sia necessario che i cristiani riscoprano e testimonino per parlare credibilmente di Lui in questo nostro tempo di carenza di passione per la Verità, dopo la crisi della modernità e l'insorgente era postmoderna. Il Dio della fede ebraico-cristiana è il Dio Eterno che ha tempo per l'uomo: venendo nella storia, Egli dischiude il cammino e offre la promessa di salvezza.
Le tre priorità che sembrano profilarsi per il cristianesimo agli inizi del terzo millennio, afferma Mons. Bruno Forte, si potrebbero dunque ricondurre — con terminologia antica e significativa — alle urgenze della "martyrìa" (= testimonianza), della "koinonìa" (= comunione) e della "diakonìa" (= servizio). È la sfida di una sequela del Figlio venuto nella carne.

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