sapienza e forza, onore, gloria e benedizione»
(Ap 5,12).
Per la fede cristiana è la memoria della sofferenza del
crocifisso che è fonte di identità e dinamismo di
liberazione, principio dinamico di liberazione dell'io dal narcisismo
egocentrico ed individualista e via di accesso all'amore, fondamento
della perfezione cristiana. (5)
Il «dialogo» della croce muta la qualità delle
relazioni: la realtà di Dio, che oltrepassa le aspettative
e l'immaginazione dell'uomo, manifesta la paternità di
Dio che offre la vita, disvela il volto del Padre. L'esaltazione
della croce è l'inizio della nuova creazione. Il restare
di Gesù sulla croce fino alla fine e, di conseguenza, la
croce stessa costituiscono il segno rivelatore della condizione
umana dopo il peccato e della novità di vita, della sua
nuova qualità di vincere la morte e il peccato.
Il segno della croce svela e comunica il vero accesso alla fonte
della vita. Uniti al Figlio, nella potenza dello Spirito, si entra
nella vita proveniente dal Padre.
I segni che indicano una comprensione del discorso della croce
saranno, quindi, la pace pur nelle difficoltà, la gioia
pur nella solitudine, la prontezza nella mortificazione, la letizia
nella rinuncia senza paura di perdere. Sarà la capacità
di entrare nella via della croce come via della vita, che darà
la felicità di seguire Cristo fino in fondo, di seguire
colui che, solo, può riempire il cuore dell'uomo.
Cristo e il tempo
Giovanni Paolo II, nella Tedio Millennio Adveniente,
nota che san Paolo, parlando della nascita del Figlio di Dio,
la situa nella « pienezza del tempo » (cf Gal 4, 4).
Il tempo si è compiuto per il fatto stesso che Dio, con
l'Incarnazione, si è calato dentro la storia dell'uomo.
L'eternità è entrata nel tempo. Quale altro «
compimento » sarebbe possibile? Qualcuno ha pensato a certi
cicli cosmici arcani, nei quali la storia dell'universo, e in
particolare dell'uomo, costantemente si ripeterebbe. L'uomo sorge
dalla terra e alla terra ritorna (cf Gn 3, 19): questo è
il dato di evidenza immediata. Come pensare ad una sua sopravvivenza
al di là della morte? Alcuni hanno immaginato varie forme
di reincarnazione: in dipendenza da come egli ha vissuto nel corso
dell'esistenza precedente, si troverebbe a sperimentare una nuova
esistenza più nobile o più umile, fino a raggiungere
la piena purificazione. Questa credenza, molto radicata in alcune
religioni orientali, sta ad indicare che l'uomo non intende rassegnarsi
alla morte.
La rivelazione cristiana esclude la reincarnazione e parla di
un compimento che l'uomo è chiamato a realizzare nel corso
di un'unica esistenza sulla terra.
Nel cristianesimo il tempo ha un'importanza fondamentale, prosegue
Giovanni Paolo II; dentro la sua dimensione viene creato il mondo,
al suo interno si
svolge la storia della salvezza, che ha il suo culmine nella «
pienezza del tempo » dell'Incarnazione e il suo traguardo
nel ritorno glorioso del Figlio di Dio alla fine dei tempi. In
Gesù Cristo, Verbo incarnato, il tempo diventa una dimensione
di Dio, che in se stesso è eterno. Con la venuta di Cristo
iniziano gli « ultimi tempi » (cf Eb 1, 2), l'«
ultima ora » (cf 1 Gv 2, 18), inizia il tempo della Chiesa
che durerà fino alla Parusia.
Il Cristianesimo
di fronte alle sfide contemporanee
Nel nostro tempo va emergendo in non poche coscienze
una sorta di "nostalgia del Totalmente Altro", una riscoperta
delle domande ultime e della rilevanza dell'ultimo orizzonte.
Sembra risvegliarsi un bisogno religioso, si riaccende la sete
di un orizzonte di senso personale. Nelle forme più diverse
si profila un "ritorno del sacro", non privo di ambiguità
e tuttavia rilevante nelle coscienze. Ripartire da Dio non appare
più un progetto esclusivo dei credenti: si offre anzi come
possibile sfida e urgenza per tutti. Lo dimostra in maniera eloquente
la rilevanza mondiale del magistero spirituale e morale del Vescovo
di Roma Giovanni Paolo II.