via di una mistica incarnata nella storia, capace
di corrispondere all'esigenza forte di spiritualità emersa
nel compiersi della parabola dell'epoca moderna. La modernità
aveva contrapposto la verità universale e necessaria della
ragione e la verità contingente della vita, favorendo in
campo teologico quel divorzio fra riflessione e spiritualità,
che aveva reso la teologia piuttosto arida e intellettualistica
(si pensi alla manualistica!), caratterizzando al contempo la
spiritualità in senso piuttosto sentimentale ed intimistico.
L'epoca post-moderna spinge a superare questo fossato: l'alternativa
che la fede oppone alle ideologie sta precisamente nella possibilità
di sperimentare un rapporto personale con la Verità, nutrito
di ascolto e di dialogo con il Dio vivo.
La Verità non è qualcosa che si possiede, ma Qualcuno
dal quale lasciarsi possedere, Colui che è in persona l'"universale
concretum", il Cristo che unisce in sé il cielo e
la terra, l'eternità e il tempo. Lungi dall'apparire come
fuga dal mondo, secondo la critica di moda negli anni dell'ideologia
rampante, la dimensione contemplativa della vita e la spiritualità
della sequela del Crocifisso Risorto si offrono come riserva di
integralità umana e di autentica socialità. Si tratta
di ritornare anche nel pensiero e nella ricerca critica al primato
dell'Oggetto puro, a quel senso di Dio cui la fede schiude, in
modo da elaborare una teologia che sia propriamente e fortemente
"teologica", capace di alimentare una prassi e un annuncio
attenti all'orizzonte trascendente, che in Cristo è stato
rivelato ed offerto al mondo. Si potrebbe dire che il futuro del
cristianesimo, parafrasando l'espressione di un teologo cattolico,
o sarà più spirituale e mistico o non sarà,
perché senza una forte esperienza di Dio, vissuta, pensata
e testimoniata, i cristiani potranno ben poco contribuire al superamento
dell'attuale crisi e ai cambiamenti in atto nel "villaggio
globale".
La carità
al di sopra di tutto
In secondo luogo, i cristiani oggi sono chiamati più che
mai a farsi solidali specialmente ai più deboli e ai più
poveri. Il mondo uscito dal naufragio dei totalitarismi ideologici
ha più che mai bisogno di una carità concreta, discreta
e solidale, che sa farsi compagnia della vita e sa costruire la
via in comunione al di là di ogni egoismo di singoli e
di gruppi. La rinnovata testimonianza del Crocefisso, richiesta
dalla sfida della crisi delle ideologie e dall'apparente vittoria
dell'indifferenza ad essa seguita, domanda ai credenti di offrire
modelli concreti di tutto un vissuto in cui ci si possa sentire
accolti e amati.
Questo stile di condivisione e di servizio solidale comporterà
anche la necessità di prendere posizione, di denunciare,
di distaccarsi da forme che contrabbandano dietro il sorriso seducente
il vuoto della maschera e producono incomunicabilità e
solitudine. Si tratta di mettere al primo posto l'obbedienza alla
causa della verità di Cristo e della giustizia. Questa
via della "koinonìa" sia pur in forma ambigua
e complessa, si affaccia nei processi di "globalizzazione"
del pianeta. In particolare, in Europa – culla delle divisioni
fra i cristiani – la disgrega
zione seguita al crollo del muro di Berlino e l'emergere violento
dei regionalismi e dei nazionalismi sfidano Chiese e comunità
cristiane a porsi come segno e strumento di riconciliazione fra
loro e al servizio dei loro popoli. Non meno urgente appare il
bisogno di riconciliazione di fronte alle spinte localiste e corporative
e al relativismo etico sempre più diffuso, che rischiano
di produrre processi di frammentazione profondi e dalle conseguenze
imprevedibili. I cristiani, discepoli della Verità che
salva, sono chiamati ad essere attraverso la loro comunione i
testimoni della compagnia del Dio con noi: come afferma Giovanni
Paolo Il nella "Novo Millennio Ineunte", la Chiesa deve
offrirsi più che mai come casa e scuola della comunione.
In tale contesto, emerge una nuova attenzione alla "cattolicità",
intesa sia secondo il suo significato di universalismo geografico,
reso più che mai attuale dai processi di "globalizzazione"
del pianeta, sia secondo il senso di pienezza e totalità,
che rimanda all'integralità della fede e della attualizzazione
piena della memoria di Gesù Cristo nell'amore. Afferma
mons. Bruno Forte che il cristianesimo futuro (e il pensiero della
fede in esso) o sarà più "cattolico"o
non sarà, perché senza una testimonianza di amore
condiviso nella comunione della Chiesa locale e universale rischierà
la totale irrilevanza alla salvezza del mondo e ai processi disgregatori
che in esso sono in atto. Questa stessa cattolicità esige
un rinnovato impegno nel dialogo ecumenico e interreligioso, oggi
più che mai urgente per superare il rischio di un possibile
"scontro delle civiltà" (Samuel Huntington) mediante
la via dell'incontro e dell'impegno comune al servizio della pace,