costruita nella giustizia e nel reciproco perdono.
Testimoni del senso:
pronti a rendere ragione della speranza che è in noi
I cristiani, infine, sono chiamati più cha mai ad essere
testimoni del senso più grande della vita e della storia,
nella fede in Colui che ha compiuto il suo esodo verso il Padre
e ci ha aperto le porte del Regno, quale vivente profezia del
Dio con noi.
Il compito missionario connesso alla "nuova evangelizzazione",
pensata in riferimento alla Chiesa in Europa, segnata profondamente
dalle radici cristiane e dal bisogno di una loro riscoperta sul
piano tanto spirituale, che culturale, domanda la testimonianza
dell'alterità di Dio, che si è resa visibile in
Gesù Cristo, e che sola riempie il cuore di speranza e
di pace. Tale testimonianza del senso ultimo e definitivo della
storia, rivelato in Cristo risorto che ascende al Padre, appare
come una vera e propria "diakonìa": "diakonìa"
della Verità, come afferma la "Fides et ratio".
L'intreccio delle sfide della giustizia sociale con quelle dei
rapporti internazionali di dipendenza e con la questione ecologica
appare con grande chiarezza quando si considerino i processi in
atto nell'ottica della "globalizzazione": i cristiani
sono chiamati a farsi protagonisti per tener desta una coscienza
critica attenta a difendere la qualità della vita per tutti
e capace di farsi voce specialmente di chi non ha voce, per fronteggiare
le logiche egoistiche di molte delle grandi agenzie di potere
economico e politico sul piano mondiale. In questo impegno, i
credenti non dovranno contare su altri mezzi che su quelli della
loro testimonianza e della vitalità della loro fede ed
operosità evangelica.
I cambiamenti avvenuti specialmente negli ultimi decenni del secolo
a livello planetario richiedono a tutte le Chiese non solo di
far propria la denuncia del sistema ingiusto di dipendenze che
impone i rapporti specialmente fra il Nord e il Sud del mondo,
ma anche di contribuire ad individuare una via che superi tanto
le rigidità del collettivismo e dei suoi fallimenti storici,
quanto gli egoismi di un capitalismo assolutista e accentratore
(via indicata dalla Centesimus annus di Giovanni Paolo II). Non
meno urgente appare il risveglio della coscienza della responsabilità
ecologica e l'approfondimento di una spiritualità che tenga
insieme l'impegno per la giustizia, la pace e la salvaguardia
del creato.
Alla luce di tali considerazioni si può affermare che il
cristianesimo del terzo millennio o sarà testimone appassionato
e credibile della speranza che non delude o non sarà, perché
nulla avrà da dire al cuore degli uomini del "secolo
breve", che restano – nonostante tutto – alla
ricerca di quel senso della vita e della storia, che solo in Cristo
crocifisso e risorto ci è stato pienamente rivelato.
La sfida del dialogo ecumenico
È un fatto triste della storia, osserva il teologo gesuita
J. Wicks, che gli uomini hanno opposto resistenza all'opera unificante
dello Spirito Santo e hanno lasciato indebolire la forza di quell'amore
che supera le tensioni che emergono nella vita ecclesiale. Tra
le scissioni del I millennio, vi erano state dispute sulle formulazioni
del dogma del Verbo incarnato, vero Dio e vero uomo, che hanno
portato alla rottura con le antiche chiese dell'oriente. All'inizio
del II millennio c'è stata la rottura della comunione ecclesiastica
tra la sede romana e i patriarcati orientali (Costantinopoli,
Antiochia, Alessandria, Gerusalemme e per conseguenza con Mosca
e le altre chiese ortodosse di oggi). Nell'epoca moderna, a partire
dal secolo XVI, sono sorte nell'occidente altre scissioni gravi
rispetto alla dottrina e all'ordine della vita ecclesiale, in
seguito alla Riforma protestante, con la formazione di parecchie
comunioni, sia nazionali che confessionali (luterana, riformata,
anglicana, metodista, battista, ecc.), che vivono in separazione
dalla Chiesa cattolica.
Con il Concilio Vaticano II, la chiesa cattolica però ha
riconosciuto che le divisioni storiche sono nate non senza colpa
di uomini d'entrambe le parti e afferma, rispetto ai membri attuali
delle altre chiese e comunità, che quelli che ora nascono
e sono istruiti nella fede in Cristo in tali comunità non
possono essere accusati del peccato di separazione. In considerazione
del battesimo e della fede di questi cristiani, la chiesa cattolica
li abbraccia con fraterno rispetto e amore, riconoscendo che sono
costituiti in una certa, sebbene imperfetta, comunione con la
chiesa cattolica .
Il dialogo tra le
Chiese d'Oriente e la Chiesa cattolica
Si deve constatare, con particolare gratitudine per i disegni
della Provvidenza divina, che il legame della Chiesa cattolica
con le Chiese d'Oriente, incrinato durante i secoli, si è
rinsaldato con il Concilio Vaticano II.