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Dossier del Gris II serie, n. 4 Marzo 2005 pag. 12

costruita nella giustizia e nel reciproco perdono.

Testimoni del senso: pronti a rendere ragione della speranza che è in noi

I cristiani, infine, sono chiamati più cha mai ad essere testimoni del senso più grande della vita e della storia, nella fede in Colui che ha compiuto il suo esodo verso il Padre e ci ha aperto le porte del Regno, quale vivente profezia del Dio con noi.
Il compito missionario connesso alla "nuova evangelizzazione", pensata in riferimento alla Chiesa in Europa, segnata profondamente dalle radici cristiane e dal bisogno di una loro riscoperta sul piano tanto spirituale, che culturale, domanda la testimonianza dell'alterità di Dio, che si è resa visibile in Gesù Cristo, e che sola riempie il cuore di speranza e di pace. Tale testimonianza del senso ultimo e definitivo della storia, rivelato in Cristo risorto che ascende al Padre, appare come una vera e propria "diakonìa": "diakonìa" della Verità, come afferma la "Fides et ratio". L'intreccio delle sfide della giustizia sociale con quelle dei rapporti internazionali di dipendenza e con la questione ecologica appare con grande chiarezza quando si considerino i processi in atto nell'ottica della "globalizzazione": i cristiani sono chiamati a farsi protagonisti per tener desta una coscienza critica attenta a difendere la qualità della vita per tutti e capace di farsi voce specialmente di chi non ha voce, per fronteggiare le logiche egoistiche di molte delle grandi agenzie di potere economico e politico sul piano mondiale. In questo impegno, i credenti non dovranno contare su altri mezzi che su quelli della loro testimonianza e della vitalità della loro fede ed operosità evangelica.
I cambiamenti avvenuti specialmente negli ultimi decenni del secolo a livello planetario richiedono a tutte le Chiese non solo di far propria la denuncia del sistema ingiusto di dipendenze che impone i rapporti specialmente fra il Nord e il Sud del mondo, ma anche di contribuire ad individuare una via che superi tanto le rigidità del collettivismo e dei suoi fallimenti storici, quanto gli egoismi di un capitalismo assolutista e accentratore (via indicata dalla Centesimus annus di Giovanni Paolo II). Non meno urgente appare il risveglio della coscienza della responsabilità ecologica e l'approfondimento di una spiritualità che tenga insieme l'impegno per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato.
Alla luce di tali considerazioni si può affermare che il cristianesimo del terzo millennio o sarà testimone appassionato e credibile della speranza che non delude o non sarà, perché nulla avrà da dire al cuore degli uomini del "secolo breve", che restano – nonostante tutto – alla ricerca di quel senso della vita e della storia, che solo in Cristo crocifisso e risorto ci è stato pienamente rivelato.


La sfida del dialogo ecumenico


È un fatto triste della storia, osserva il teologo gesuita J. Wicks, che gli uomini hanno opposto resistenza all'opera unificante dello Spirito Santo e hanno lasciato indebolire la forza di quell'amore che supera le tensioni che emergono nella vita ecclesiale. Tra le scissioni del I millennio, vi erano state dispute sulle formulazioni del dogma del Verbo incarnato, vero Dio e vero uomo, che hanno portato alla rottura con le antiche chiese dell'oriente. All'inizio del II millennio c'è stata la rottura della comunione ecclesiastica tra la sede romana e i patriarcati orientali (Costantinopoli, Antiochia, Alessandria, Gerusalemme e per conseguenza con Mosca e le altre chiese ortodosse di oggi). Nell'epoca moderna, a partire dal secolo XVI, sono sorte nell'occidente altre scissioni gravi rispetto alla dottrina e all'ordine della vita ecclesiale, in seguito alla Riforma protestante, con la formazione di parecchie comunioni, sia nazionali che confessionali (luterana, riformata, anglicana, metodista, battista, ecc.), che vivono in separazione dalla Chiesa cattolica.
Con il Concilio Vaticano II, la chiesa cattolica però ha riconosciuto che le divisioni storiche sono nate non senza colpa di uomini d'entrambe le parti e afferma, rispetto ai membri attuali delle altre chiese e comunità, che quelli che ora nascono e sono istruiti nella fede in Cristo in tali comunità non possono essere accusati del peccato di separazione. In considerazione del battesimo e della fede di questi cristiani, la chiesa cattolica li abbraccia con fraterno rispetto e amore, riconoscendo che sono costituiti in una certa, sebbene imperfetta, comunione con la chiesa cattolica .

Il dialogo tra le Chiese d'Oriente e la Chiesa cattolica


Si deve constatare, con particolare gratitudine per i disegni della Provvidenza divina, che il legame della Chiesa cattolica con le Chiese d'Oriente, incrinato durante i secoli, si è rinsaldato con il Concilio Vaticano II.


 

 

Gli osservatori di queste Chiese presenti al Concilio, assieme a rappresentanti delle Chiese e Comunità ecclesiali d'Occidente, hanno manifestato pubblicamente, in un momento così solenne per la Chiesa cattolica, la comune volontà di ricercare la comunione. Il Concilio ha considerato con oggettività e con stima profonda le Chiese d'Oriente, mettendo in rilievo la loro ecclesialità e gli oggettivi vincoli di comunione che le legano alla Chiesa cattolica, di conseguenza, tali Chiese soprattutto in

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