forza della successione apostolica, per mezzo
del Sacerdozio e dell'Eucaristia, restano unite da strettissimi
vincoli con la Chiesa cattolica.
Alle Chiese d'Oriente viene riconosciuta la grande tradizione
liturgica e spirituale, il carattere specifico dello sviluppo
storico, le discipline da loro seguite sin dai primi tempi e sancite
dai santi Padri e dai Concili ecumenici, il modo che è
loro proprio di enunciare la dottrina.Tutto ciò nella convinzione
che la diversità non si oppone affatto all'unità
della Chiesa, anzi contribuisce in maniera significativa al compimento
della sua missione.
Il Concilio Ecumenico Vaticano II vuole fondare il dialogo sulla
comunione esistente e richiama l'attenzione proprio sulla ricca
realtà delle Chiese d'Oriente.
Dialogo tra le altre
Chiese e Comunità ecclesiali in Occidente e la Chiesa cattolica
Il Concilio Vaticano Il non intende fare la "descrizione"
del cristianesimo del "dopo Riforma", in quanto le Chiese
e le Comunità ecclesiali differiscono non solo dalla chiesa
cattolica, ma anche tra di loro e questo per la loro diversità
di origine, di dottrina e di vita spirituale.
I fedeli appartenenti alla Riforma coltivano amore e venerazione
per le Sacre Scritture: invocando lo Spirito Santo cercano nelle
stesse Scritture Dio che parla in Cristo, preannunciato dai Profeti,
Verbo di Dio per noi incarnato. In esse si contempla la vita di
Cristo e quanto il Divino Maestro ha insegnato e compiuto per
la salvezza degli uomini, specialmente i misteri della sua morte
e della sua risurrezione.
Gli appartenenti a tali Chiese e Comunità pensano diversamente
dalla Chiesa cattolica circa il rapporto tra le Sacre Scritture
e la Chiesa. Secondo la fede cattolica, il Magistero autentico
ha un posto speciale nell'esporre e predicare la parola di Dio
scritta. Malgrado ciò, la Sacra Scrittura nel dialogo ecumenico
costituisce l'eccellente strumento per il raggiungimento di quella
unità, che Gesù Cristo ha voluto per tutti gli uomini.
Il sacramento del Battesimo, inoltre, rappresenta il vincolo sacramentale
dell'unità, che vige tra tutti quelli che per mezzo di
esso sono stati rigenerati. Le implicazioni teologiche, pastorali
ed ecumeniche del comune Battesimo sono molte ed importanti. Tale
sacramento è ordinato alla integra professione della fede,
all'incorporazione nell'istituzione della salvezza, come lo stesso
Cristo ha voluto e, infine, alla inserzione nella comunione eucaristica.
La sfida Pentecostale
Nell'ambito della riflessione protestante nordamericana,
il XX secolo è stato definito il secolo dello Spirito Santo.
Il Movimento Pentecostale nasce agli inizi del '900, quale movimento
di risveglio all'interno del Protestantesimo (ne viene considerato
la quarta fase). Sin dall'inizio tuttavia, esso si è caratterizzato
per una spiritualità peculiare, alimentata dalla coscienza
della presenza dello Spirito Santo che vivifica la comunità
dei credenti, e dona la forza a ciascun fedele di esercitare il
proprio ministero e la propria missione. In questa prospettiva
pneumatologica, realtà quali il Battesimo nello Spirito,
i "miracoli e segni", i doni dello Spirito sono costitutive
della comunità dei fedeli nello stesso modo in cui lo erano
nelle comunità del Nuovo Testamento e dei primi secoli.
Il Movimento ha conosciuto una diffusione senza precedenti, strutturandosi
in denominazioni e chiese autonome (denominate appunto Pentecostali
classiche), in movimenti e comunità all'interno delle chiese
storiche, fra cui anche la Chiesa cattolica (Carismatici) e, infine,
negli ultimi decenni, in congregazioni e network in cui l'esperienza
del battesimo nello Spirito di ciascun singolo fedele diviene
l'esperienza unificatrice previa e prioritaria rispetto alla appartenenza
confessionale (da cui l'appellativo di Non Denominazionali).
Sebbene tradizionalmente i Pentecostali prediligano una lettura
spirituale dell'unità della Chiesa, crescente è
il numero dei gruppi Pentecostali che si avvicinano sempre più
al dialogo ecumenico, e in particolare con la Chiesa cattolica.
Fin dal 1969 - in seguito alla richiesta di uno dei leader del
Movimento Pentecostale David du Plessis, subito calorosamente
accolta dal cardinal Bea - si è cominciato a preparare
un dialogo bilaterale ufficiale a livello internazionale con i
Pentecostali classici. Dopo un inizio non facile - i primi incontri
furono marcati dalla difficoltà di comprendere le realtà
teologiche espresse in linguaggio esperienziale e pneumatologico
- il dialogo si è sviluppato in cinque fasi. Fondamentale
per il successo del dialogo sono state il progressivo sforzo da
parte dei Pentecostali di avvicinarsi ad un dialogo di tipo più
teoretico e una maggiore cura nella formazione teologica dei partecipanti,
e, da parte cattolica, l'allargamento a