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Dossier del Gris II serie, n. 4 Marzo 2005 pag. 4
vorrebbe un mito, una elaborazione sociologica della prima comunità cristiana o un'idea fuori dal tempo.
In prima istanza la fonte della riflessione cristologica della comunità credente scaturirà, pertanto, dalla storia di Gesù, con i suoi detti e fatti, la sua testimonianza, la sua dottrina, la sua vicenda che è storia di salvezza mediante la morte di croce e la sua risurrezione.
Cogliere Gesù a livello storico sta a significare coglierne gli aspetti paradigmatici umani e religiosi.
In seconda istanza la concreta vicenda storica di Gesù viene a costituire la chiave interpretativa teologico-salvifica della storia. La storia di Gesù diventa salvezza per noi. La narrazione della storia di Gesù si presenta come opera di comunicazione e illustrazione dei misteri storico-salvifici del Figlio di Dio incarnato, che si riflette nella storia esistenziale, di conversione e di prassi della comunità credente.

Il Cristo risorto come pietra di scandalo

Il punto di partenza della fede e della riflessione cristiana è nella risurrezione di Gesù Cristo crocifisso.
Paolo afferma: «Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede» (1Cor 15,4); nella lettera ai Romani si dichiara: «Se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo» (Rom 10,9). Dai testi neotestamentari si individuano due storie che si incontrano: la storia di Gesù Crocifisso e quella del Risuscitato da Dio, costitui-to Cristo e Signore. Ogni tentativo di risposta alla domanda centrale di chi si imbatte con la figura del Cristo dovrà avere questo punto di partenza: «voi chi dite che io sia?» (Mt 16,14).
Il Dio cristiano, purfacendo sua la storia umana, resta altro dal mondo e più del mondo. Egli accetta di unire a sé lo scandalo della sofferenza e del dolore. Chi è dunque costui? L'uomo Gesù è il Signore, soggetto della storia umana, dalla nascita verginale di Maria all'evento della morte in croce, soggetto stesso della storia divina che lo unisce eternamente al Padre e allo Spirito. Ciò che scandalizza non è la divinizzazione di un uomo, quanto l'umanizzazione di Dio, il fatto cioè che Dio sia diventato uomo. Gesù Cristo sceglie di morire in croce e questo non lascia indifferente il cristiano. Che senso dare a questa scelta? Di fronte al crocifisso si snoda un itinerario di riflessione a partire da Paolo, il quale illustra la meraviglia incredula che tale evento suscita tra i Giudei e i Greci.' Entrambi pervengono per via diversa alla convinzione che la morte di croce di Gesù non può essere l'esito ultimo dell'agire di Dio per gli uomini, è la negazione di Dio. Per i giudei la «morte sul legno» è maledizione di Dio, dunque impossibile. Per i greci non può essere Dio, è indegno di Dio essere debole, perdonare, non vendicarsi, sottomettersi ad un'autorità politica che Io può schiacciare come uno schiavo ribelle. A questa prospettiva ne succede un'altra: il Dio vendicativo che castiga il peccato in Gesù suo Figlio, che sembra non importargli nulla di lui, che non vuole salvarlo.

Tale senso di Dio va superato, altrimenti si ingenerano angoscia, terrore, mancanza di speranza, impossibilità a vivere nella libertà dei figli di Dio.
La croce è il dono che il Padre e il Figlio nel loro amore offrono a tutti, secondo una logica di amore che si va delineando secondo tre caratteristiche:
a) Dio è amore che ama i nemici, incontra l'inimicizia ed, essendo più grande, la perdona, vince ogni incomprensione.
b) L'amore di Dio è condivisione della vita dell'altro in tutto, fuorché nel peccato.
c) L'amore di Dio si spinge al punto di essere come l'altro

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