| vorrebbe un mito, una elaborazione
sociologica della prima comunità cristiana o un'idea fuori
dal tempo.
In prima istanza la fonte della riflessione cristologica della comunità
credente scaturirà, pertanto, dalla storia di Gesù,
con i suoi detti e fatti, la sua testimonianza, la sua dottrina,
la sua vicenda che è storia di salvezza mediante la morte
di croce e la sua risurrezione.
Cogliere Gesù a livello storico sta a significare coglierne
gli aspetti paradigmatici umani e religiosi.
In seconda istanza la concreta vicenda storica di Gesù viene
a costituire la chiave interpretativa teologico-salvifica della
storia. La storia di Gesù diventa salvezza per noi. La narrazione
della storia di Gesù si presenta come opera di comunicazione
e illustrazione dei misteri storico-salvifici del Figlio di Dio
incarnato, che si riflette nella storia esistenziale, di conversione
e di prassi della comunità credente.
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Il Cristo risorto
come pietra di scandalo
Il punto di partenza della fede e della riflessione cristiana
è nella risurrezione di Gesù Cristo crocifisso.
Paolo afferma: «Se Cristo non è risuscitato, allora
è vana la nostra predicazione ed è vana anche la
vostra fede» (1Cor 15,4); nella lettera ai Romani si dichiara:
«Se confesserai con la tua bocca che Gesù è
il Signore e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato
dai morti, sarai salvo» (Rom 10,9). Dai testi neotestamentari
si individuano due storie che si incontrano: la storia di Gesù
Crocifisso e quella del Risuscitato da Dio, costitui-to Cristo
e Signore. Ogni tentativo di risposta alla domanda centrale di
chi si imbatte con la figura del Cristo dovrà avere questo
punto di partenza: «voi chi dite che io sia?» (Mt
16,14).
Il Dio cristiano, purfacendo sua la storia umana, resta altro
dal mondo e più del mondo. Egli accetta di unire a sé
lo scandalo della sofferenza e del dolore. Chi è dunque
costui? L'uomo Gesù è il Signore, soggetto della
storia umana, dalla nascita verginale di Maria all'evento della
morte in croce, soggetto stesso della storia divina che lo unisce
eternamente al Padre e allo Spirito. Ciò che scandalizza
non è la divinizzazione di un uomo, quanto l'umanizzazione
di Dio, il fatto cioè che Dio sia diventato uomo. Gesù
Cristo sceglie di morire in croce e questo non lascia indifferente
il cristiano. Che senso dare a questa scelta? Di fronte al crocifisso
si snoda un itinerario di riflessione a partire da Paolo, il quale
illustra la meraviglia incredula che tale evento suscita tra i
Giudei e i Greci.' Entrambi pervengono per via diversa alla convinzione
che la morte di croce di Gesù non può essere l'esito
ultimo dell'agire di Dio per gli uomini, è la negazione
di Dio. Per i giudei la «morte sul legno» è
maledizione di Dio, dunque impossibile. Per i greci non può
essere Dio, è indegno di Dio essere debole, perdonare,
non vendicarsi, sottomettersi ad un'autorità politica che
Io può schiacciare come uno schiavo ribelle. A questa prospettiva
ne succede un'altra: il Dio vendicativo che castiga il peccato
in Gesù suo Figlio, che sembra non importargli nulla di
lui, che non vuole salvarlo.
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Tale senso di Dio va superato, altrimenti si
ingenerano angoscia, terrore, mancanza di speranza, impossibilità
a vivere nella libertà dei figli di Dio.
La croce è il dono che il Padre e il Figlio nel loro amore
offrono a tutti, secondo una logica di amore che si va delineando
secondo tre caratteristiche:
a) Dio è amore che ama i nemici, incontra l'inimicizia
ed, essendo più grande, la perdona, vince ogni incomprensione.
b) L'amore di Dio è condivisione della vita dell'altro
in tutto, fuorché nel peccato.
c) L'amore di Dio si spinge al punto di essere come l'altro
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| 29 Presenza Cristiana
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