L’evocazione dei defunti oggi
Un sintomo di disagio culturale
ADOLFO MORGANTI
Sommario:
- Introduzione
- Lo Spiritismo classico
- The new Make-up: il Channelling
- Alcune forme contemporanee di evocazione dei defunti.
- Critica dello spiritismo a partire dalle scienze umane.
- Critica dello spiritismo nell'esperienza religiosa dell'umanità.
- Una risposta cattolica al disagio spirituale incarnato dallo spiritismo.
Nel contesto di questo importante Convegno commemorativo, il mio ruolo
è indubbiamente singolare, in quanto Vi propongo una riflessione su
un fenomeno che ha circa 150 anni, ma ha conosciuto una rapidissima
crescita nel nostro paese da una ventina d'anni a questa parte
ed è diventato tristemente un fenomeno di moda, confondendosi nel calderone
del New Age: lo spiritismo.
E’ cosa nota
a tutti che oramai è di moda, per attori statunitensi più o meno in
disarmo, dotarsi di uno o più "spiriti-guida” (in materia il caso
più noto è quello di Shirley McLaine). Per rimanere in Italia, da anni
abbiamo dovuto assuefarci al fatto che i più diffusi settimanali popolari
(come Gente, od Oggi) abbiano
deliziato la loro larghissima platea di lettori con la regolare riproposta
di una "rubrica di fatto” che in maniera addirittura ossessiva
ripeteva rendiconti di genitori impegnati in colloqui coi figli defunti.
Le nostre edicole sono letteralmente alluvionate da una gran copia di
testi che ripropongono variando i nomi la medesima “testimonianza” spiritista.
Si tratta quindi
di un fenomeno non solo culturale, ma anche sociale di importanza rilevante,
Ed in generale, per capire seriamente un fenomeno bisogna 1) capirne
la genesi, ossia la storia: 2) comprenderne
le motivazioni profonde, ossia perché oggi la gente vi fa
ricorso.
Ed è quello
che in breve cercherò oggi di fare.
In primo luogo
è importante comprendere il contesto in cui nasce lo spiritismo: si
tratta di un mondo protestante ampiamente secolarizzato, in cui
la riduzione della religione a religione civile (ossia di stato ed in
forma di latrìa dello stato) e della spiritualità a moralismo ha provocato
la progressiva cancellazione delle forse tradizionali cattoliche
di esperienza del sacro: si pensi alla decostruzione della liturgia,
alla negazione del culto dei Santi e degli angeli. Come
è noto la frustrazione di un bisogno ne provoca la riemersione disordinata
e compulsiva: parimenti la frustrazione dell’innato bisogno di sacro
nell’uomo ha condotto ad un’esplicita effervescenza di diverse forme
di quello che efficacemente Roger Bastide ha definito "Sacro selvaggio”;
questo contesto socio-culturale rende ragione in effetti della constatazione
che gli USA, dopo la metà dell’800, vedono la nascita di moltissime
esperienze settarie (la maggior parte di quelle con cui ancor
oggi abbiamo a che fare), esperienze che in estrema sintesi possiamo
definire “cattive risposte a buone esigenze”.
Corollario
importantissimo di questa ideologia di fondo fu una critica serrata
alla religione cristiana: lo Spiritismo assunse
immediatamente un atteggiamento fortemente critico nei confronti
della Religione tradizionale dell’Europa, parallelo a quello dell'ideologia
scientista dell'800: si negò come "superata”
e "superstiziosa” la fede, e ci si presentò
viceversa come illuminati dallo splendore dei tempi nuovi e scaldati
dal sole della scienza. Lo Spiritismo vuole da allora presentarsi
come una sorta di “nuova scienza del trascendente”, ovviamente
“laica”, finalmente “esatta” e comprovabile “scientificamente”. Da qui
la tipica insistenza sui “fenomeni“ e
le “esperienze“ personali, che a noi sembra oggi maniacale
e che è in contrasto con tutto quanto tramandato al riguardo
delle relazioni fra viventi e defunti da tutte le grandi tradizioni
religiose dell'umanità.
E in effetti,
come ogni ideologia scientifica, anche lo spiritismo si basa su
alcuni presupposti assunti arbitrariamente per veri, e su alcuni
strumenti operativi, o tecniche:
2° Presupposto: i risultati
delle tecniche spiritiche sarebbero appunto il risultato di
un riuscito contatto con questo mondo degli “Spiriti”, e
non semplice invenzione umana o frutto, anche inconscio, della
psiche.
Il channelling, a differenza dello spiritismo
classico, allarga il campo delle entità evocate, non si limita ai defunti
e punta molto su figure di “maestri disincarnati”, “spiriti
guida”‚ che sarebbero in grado di guidare verso il bene e la felicità
la vita delle persone che si affidano loro;
in uno sforzo di democratizzazione che in realtà
indica con chiarezza i connotati di un relativismo assoluto, il channelling invita ogni persona a costruirsi
il proprio "maestro interiore", la propria spiritualità,
la propria verità personale.
Nel channelling lo spiritismo si fonde col
new age, con la sua teoria di mondi pressoché
infiniti esistenti su piani "sottili” o immateriali,
con i quali l'uomo, utilizzando come sempre la
tecnica adeguata, può entrare in contatto e beneficiare
di rivelazioni, iniziazioni, trasmissioni esoteriche.
Il miglior
esempio di organizzazione che ha istituzionalizzato l’utilizzo di queste
tecniche (non trascurando però i modi della “classica” medianità) per
tentare di mettersi in contatto con i figli morti in incidenti stradali
dei propri adepti, è il cosiddetto "Movimento della speranza",
organizzazione per noi ancor più interessante in quanto a lungo ha cercato
di rivendicare riverniciature cattoliche.
Come
fonti primarie sono state utilizzate le numerose testimonianze scritte
di genitori che affermano di essersi messi in contatto con i loro figli
defunti, e i testi di alcuni studiosi che hanno analizzato il fenomeno2.
Il Movimento della Speranza, «è stato fondato da genitori che sono stati privati traumaticamente di
un figlio, e che hanno cercato di “comunicare” in qualche modo con il
congiunto defunto, scrivendo anche dei libri su questa esperienza»3.
Ed è pertanto corretto rivolgerci ai testi ufficiali di questa aggregazione
per comprenderne finalità ed ideologia.
L’inizio dell’introduzione del saggio Oltre il Tunnel del dott. Mario Mancigotti4,
ci permette di comprendere alcuni elementi fondamentali che verranno
poi ripresi da tutto il Movimento della Speranza. In primo luogo, coerentemente
con quanto detto prima, nel testo si da per scontato che i “messaggi”
ricevuti siano da attribuire senza alcun minimo dubbio ai figli defunti
o ad altre “entità” comunque appartenenti all’ “altra dimensione”. In
secondo luogo, a dispetto di tutto quanto il Magistero ha indicato in
merito, tali messaggi e quindi anche le tecniche per ottenerli non sarebbero
in contrasto con la fede cristiana, ma conciliabili con essa.
Infine, pur rimanendo estremamente rispettosi per il
dramma umano che ha coinvolto il Dott. Mancigotti come tanti altri genitori
duramente colpiti per la perdita prematura di un figlio, si deve comunque
ricordare che chi subisce questi traumi tremendi non è affatto immune
dalle difficoltà relative all’elaborazione del lutto subito.
Il Dott. Mancigotti poi continua la sua introduzione
a Oltre il tunnel facendo
esplicito riferimento all’esperienza di pratiche proprie dello spiritismo
classico. Si diffonde alquanto attorno alla tipica pratica medianica
della “scrittura automatica”, passando poi a dissertare di «eccezionali
rivelazioni della Entità spirituale sulla sua precedente esistenza terrena»5,
di metafonia, di “spiriti guida” e soprattutto si fa una grande confusione
fra medianità e mistica. Per quanto riguarda la scrittura automatica,
dopo aver fatto un ovvio riferimento alla lezione di Alan Kardec che
come abbiamo già visto può essere considerato uno dei padri dello spiritismo
moderno, si fanno alcuni esempi di scrittura automatica.
«Esempi di scrittura
automatica ci vengono dalla Bibbia, dal Corano di Maometto, dal libro
dei Mormoni di Smith, dai libri mistici di S.Teresa da Avila, dagli
scritti di Jacob Lorder “lo scrivano di Dio”»6.
Il Dott. Mancigotti in un’intervista ad un giornale locale
del riminese ha spiegato in che cosa consistono questi “segni”: «“Non si effettuano evocazioni tutte le esperienze
che abbiamo avuto si sono verificate in modo totalmente spontaneo. Non
si tratta di negromanzia, è un concetto che respingiamo; dobbiamo affidarci
soltanto a ciò che ci arriva come stato di grazia: mamme che all’improvviso
hanno il “dono” della scrittura automatica (come Santa Teresa D’Avila),
che pur non essendo mancine scrivono con la sinistra in modo bizzarro
(verticale, obliquo ecc.) Possono essere anche profumi che arrivano
improvvisamente, oppure la metafonia con la quale tramite una radio
a onde corte, si captano e vengono registrati “messaggi” misteriosi.
Sono tutti “segni” straordinari ma oggettivi; non possono essere sottoposti
a prove scientifiche ma per chi li riceve hanno un enorme valore consolatorio.
Personalmente condivido la cautela della Chiesa. Però ritengo che la
ricerca sia più che legittima”»7.
Sintetizzando il “cuore” dottrinale di un messaggio tanto
sovrabbondante quanto ripetitivo, gli appartenenti al Movimento della
Speranza ripropongono con filologica esattezza il più tipico annuncio
spiritista, che come abbiamo visto più sopra è fondato su tre perni
concettuali:
·
Esistenza dell’aldilà.
·
Speranza nella sopravvivenza dopo la
morte.
·
Prove dell’esistenza dell’aldilà.
«L’annuncio che esiste l’aldilà, è questo è
la dimensione di Dio e della vita eterna, è fatto per dare giusti motivi
di speranza autentica a tutti gli esseri umani come tali, poiché la
speranza è dell’uomo. La speranza nella sopravvivenza e nella vita eterna
dà alla nostra vita umana un significato assoluto, una tale speranza
è, certo un sentimento, che però è ben lungi dal risolversi in un puro
fatto emotivo. Ha, all’opposto, le sue ragioni abbastanza precise. La
speranza di sopravvivere è fondata sulle risultanza della parapsicologia
di frontiera. Si può chiamare così un’indagine parapsicologica che non
si limiti a considerare i fenomeni dall’esterno, ma in qualche modo
li viva dall’intimo. (…) La razionalità su cui la nostra indagine fa
leva non è tanto quella rigida delle scienze esatte, quanto piuttosto
quella ragionevolezza più adattabile e fluida che ci è d’aiuto alla
formulazione e alla verifica delle intuizioni che possiamo avere delle
realtà più sottili»8.
Pertanto, in
radice, il problema è un altro: questi contatti sono autentici? Ossia,
nel contesto delle pratiche spiritiche è veramente il congiunto
defunto che viene contattato e che si rende disponibile a dialoghi e
colloqui con i suoi evocatori che non di rado raggiungono la durata
di anni? A questa domanda daremo due risposte convergenti: quella delle
scienze umane e quella della religiosità umana di tutti i tempi.
Dal punto di
vista delle scienze umane, massimamente della psicologia contemporanea,
è in primo luogo necessario ricondurci alle dinamiche stanno dietro
l’impatto che un lutto ha nella vita di una persona. E’ noto infatti
che la risposta emozionale di fronte ad un lutto improvviso attraversa
tre fasi successive, la cui durata è mutevole da persona a persona:
a)
negazione e rimozione del fatto luttuoso
(“Non è possibile, non può essere capitato a me”).
b)
esplosione dell’angoscia e sperimentazione
del senso di perdita e di vuoto (“Tutto è perduto, nulla sarà più come
prima, la mia vita non ha più senso”).
c)
elaborazione del lutto e sua integrazione
all’interno del più ampio percorso esperienziale della persona.
Questo è la
normale, per quanto sofferta, fisiologia
del lutto umano; esso diviene al contrario patologico
nel momento in cui il suddetto processo non giunge a compimento, e si
blocca alla prima o alla seconda fase. Nel caso degli adepti dello spiritismo,
il rischio – più volte constatato sul campo – è che la ferita del lutto
non giunga mai a cicatrizzarsi: in breve, che la perdita della persona
cara divenga un “lutto eterno”, l’unico perno attorno a cui ruota, in
una ritualità ossessiva, la vita dei congiunti.
Quando ciò
avviene, le compensazioni dell'angoscia di perdita offerte
dallo spiritismo rivelano la loro fragilità di fondo, dovendo – per
continuare ad esorcizzare l’angoscia stessa, evidentemente irrisolta
– ripetersi ritualmente e regolarmente, secondo un calendario compulsivo
che evidenzia sovente forme sempre più evidenti e serrate di dipendenza
psichica dall’evocazione, e/o dal medium che la consente.
Nello stesso
tempo, non possono essere sottovalutati i rischi per la salute mentale
derivanti dall’assunzione di un ruolo
attivo nelle pratiche spiritistiche, in particolare per quanto concerne
il ruolo di medium. Esistono
oramai apprezzati studi internazionali che attestano come la medianità
sia in realtà una forma di scissione psichica completamente interna
alla personalità del medium, che in percentuale ragguardevole
(assai più ampia di un campione di controllo costituito da persone estranee
a siffatte pratiche) tende a perdere il controllo di queste scissioni
pilotate, scivolando in modo percentualmente significativo verso forme
di schizofrenia. Tra parentesi, questa constatazione clinica rappresenta
la miglior conferma della natura puramente umana
e psichica dei “contatti” spiritici.
Per quale motivo
un così diffuso atteggiamento di rigetto nei confronti di ogni forma
di spiritismo? E’ possibile rintracciare due forme simmetriche di motivazioni:
in primo luogo un profondo rispetto per il morto. In secondo luogo un
altrettanto profondo rispetto del Post-mortem, ossia del percorso spirituale
che l’anima del defunto continua a compiere nell’aldilà.
Non esiste
sacrilegio più completo e perverso del disturbare il cammino di un’anima
verso la Luce.
Di fronte alla sfida dello spiritismo, ed anche alle ambiguità di chi continua malgrado i tutti a millantare possibili compatibilità fra l’evocazione dei defunti e il cristianesimo, la stessa Chiesa è stata recentemente costretta a pronunciare una parola aggiornata ed in equivoca. Come GRIS della Diocesi di Rimini nell’anno 2000 abbiamo salutato con grande soddisfazione la pubblicazione del Documento della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna sul tema “La Chiesa e l’Aldilà”.
Con questo documento viene in effetti ricandidata con la massima autorevolezza la tradizione di sempre della Chiesa nei confronti di ogni tipo di spiritismo: per le nostre Diocesi, che talvolta vedono la presenza di aggregazioni spiritistiche che cercano ambiguamente di farsi passare per “cattoliche”, questa parola dei Vescovi è una spada che taglia alla radice ogni ambiguità.
Deve quindi essere finalmente chiaro per tutti, credenti o mano, che per i Cattolici qualunque compromissione con qualsiasi forma di evocazione di cosiddetti “spiriti”, di defunti o di presunti “maestri” è un errore, un’illusione pericolosa, una deviazione ed un peccato contro la Verità.
Ogni cattolico è chiamato a ricordarsi di quello che è e, aldilà delle mode culturali, di quanto la tradizione bimillenaria della Chiesa continua a tramandare attorno al destino dell’Anima immortale di ognuno di noi dopo la morte, al suo Giudizio eterno, alla sua salvezza in Paradiso o alla sua dannazione nell’Inferno.
Assieme ai Vescovi dell’Emilia-Romagna, il GRIS invita tutti i religiosi che un malinteso senso di fratellanza cristiana porta a presenziare a qualsiasi titolo a riunioni, esperimenti o cerimonie spiritiche, a non farsi strumentalizzare da chi approfitta della loro disponibilità per insinuare una tolleranza della Chiesa verso siffatte organizzazioni, errori dottrinali, concezioni sbagliate dell’uomo e della realtà, semplici visioni e deliri individuali.
La proliferazione di esperienze neospiritualiste, sètte e maghi non deve tuttavia far dimenticare che il “rischio settario” esiste per ognuno di noi. Non solo le ideologie storiche del ‘900 hanno costruito delle vere e proprie “sètte laiche”, ma anche le religioni tradizionali non sono esenti da tali rischi.
Più volte abbiamo assistito al progressivo rinserrarsi in sé stessi di gruppi religiosi, anche cristiani e cattolici, e talvolta questo processo di alienazione è giunto fino al taglio delle relazioni con la tradizione e la Chiesa d’origine: da un gruppo religioso in tal modo nasce un’altra setta.
In ambito cristiano è evidente che ciò accade quando ci si allontana dalla sintonia e dalla piena sinergia con la Chiesa d’appartenenza, quando, cioè, si rinuncia consciamente o meno all’universalità del messaggio e della comunità cristiana. E si pretende “di avere più Spirito Santo degli altri”.
Una costante memoria della propria pochezza personale e dell’immenso valore della sinergia ecclesiale per i cristiani ed un maggiore rispetto della saggezza contenuta nel celebre verso pascoliano “piccolo il mio, grande il nostro” per i non credenti, accanto (per entrambi) ad una maggiore attenzione verso la concretezza della storia dell’esperienza religiosa dell’umanità, al di là di ogni barriera confessionale, costituirebbe il miglior vaccino nei confronti dei rischi e delle truffe del “supermarket delle religioni”.
Adolfo Morganti
Note
1.
A. Porcarelli,
Spiritismo. Cose dell’altro mondo, Milano 1998, p. 217.
2.
Per un ulteriore approfondimento sul Movimento
cfr. A. Porcarelli, Spiritismo.
Cose dell’altro mondo, op. cit. pp. 218-237; A. Pavese, Comunicazioni con l’aldilà, Piemme, Casale
Monferrato 1998, pp. 245-293.
3.
Il G.r.i.s.
e le evocazioni dei defunti, in «Sette e Religioni – Movimenti Psico-spiritualistici
1», Bologna, n°7/1992, p. 459.
4.
M. Mancigotti, Oltre il tunnel. Dialoghi con Daniela,
Hermes Edizioni, Roma 1990, (prima edizione 1985, a cura dell’autore).
5.
Idem, pag. 15.
6.
Ibidem,
pag. 16.
7.
La Gazzetta di Rimini del 19.9.1992, pag. 17.
8.
I Quaderni della Speranza
– Un messaggio di speranza dall’altra dimensione, n°5, a cura di Filippo
Liverziani, Il Convivio - Centro Studi e Comunità di Ricerca, Modena,
1995, pp. 19-20.