Il 12 luglio 2005 Cecilia Gatto Trocchi si è uccisa nella
sua abitazione romana. Aveva 66 anni. Chi la conosceva era a
conoscenza della sua sofferenza profonda causata dalla scomparsa
di un figlio, morto in un incidente stradale due anni fa. Una
depressione cresciuta dietro il contegno di una fede cristiana
riscoperta in età matura l’ha stroncata. Ma chi era Cecilia
Gatto Trocchi? Antropologa di fama internazionale, docente presso
l’Università di Perugia, negli anni ’70 era nota per le sue
posizioni impregnate di un femminismo tanto estremo quanto –
ad oggi rileggere suoi vecchi testi sulla condizione femminile
nel mondo tradizionale quali Le giumente degli dèi – involontariamente
parodistico. Un problema affatto personale, in quanto il femminismo
stesso rapidamente era destinato a divenire caricatura di sé
stesso, così come la sua sopravvivenza politically correct,
gli studi “di genere” che tanto di moda vanno negli Stati Uniti
dimostra ancor oggi con vigore.
Ma la sua notorietà è dovuta, opportunamente, ad una fase
successiva. Parallelamente ad un progressivo e profondo riavvicinamento
alla religione cattolica, essa si è dedicata allo studio di
quel polimorfo mondo che è il neospiritualismo contemporaneo
(sul quale vedi M. Polia, Il neospiritualismo contemporaneo:
forme e presupposti, Rimini 1984): maghi, sette, multinazionali
della superstizione e della menzogna. Grazie a questa opera
assolutamente meritoria, si è attirata da un lato la feroce
attenzione denigratoria degli avvocati difensori delle sette,
e nel contempo una notorietà televisiva che ha rischiato di
renderla “un personaggio”, appiattendola in un ruolo superficiale
quanto inautentico. La cosa non è sfuggita all’antropologo di
sinistra Luigi M. Lombardi Satriani, che sul Manifesto del 16
luglio ha scritto «La sua produzione antropologica è varia
e di notevole interesse e su di essa occorrerà ritornare per
un'adeguata collocazione. Alla valutazione critica di questa
opera ha spesso nuociuto la notorietà mediatica, specie televisiva,
della Gatto Trocchi, che le ha conferito indubbia popolarità
ma ha rischiato di sbiadire presso molti la sua dimensione scientifica
e intellettuale, data la diffusa diffidenza verso le forme -
del resto così spesso ambigue - di tale notorietà.» Nei
confronti dello studio critico del mondo del neospiritualismo
italiano essa adottò per prima, nel contesto italiano, alcuni
metodi tipici dell’antropologia culturale, primo fra i quali
l’ “osservazione partecipante”. Si trattava di infiltrarsi all’interno
di sette e conventicole, fingendo di essere personalmente interessati
alle bislacche teorie delle medesime, vivendo quindi in prima
persona i percorsi pseudoiniziatici e manipolatorii che ne costituiscono
l’ossatura. Questa esperienza diretta veniva poi riportata in
saggi e conferenze non prive di un sano taglio umoristico, il
che provocava indignate levate di scudi da parte dei settari
e dei loro partigiani, a dimostrazione che spesso per seppellire
costoro basta una risata. Alcuni anni fa, ad un velenoso attacco
stampa portatole da uno dei più noti avvocati difensori delle
sette internazionali essa ha risposto: «…l’osservazione partecipante
che è la tecnica principale della ricerca antropologica e non
vedo perché debba essere considerata scarsamente etica. Data
la particolare natura dei soggetti non volevo svelare la mia
identità ai maghi e ai veggenti che in quanto tali avrebbero
dovuto capirla per doti… extrasensoriali. Quanto ai movimenti
magici, volevo sperimentare di prima mano cosa sente una comune
mortale che si immerge nel nuovo gruppo, senza presentare obbligatoriamente
biglietti da visita accademici (per chi ce li ha...)». Non
è quindi un caso che nei suoi ultimi anni il suo lavoro sia
stato stimato simmetricamente dalla parte più attiva del mondo
cattolico e persino da colleghi di sinistra, mentre i cultori
del relativismo religioso e sociale, liberali di antico e recente
acquisto, la avversavano coerentemente in ogni modo. Lombardi
Satriani ha senz’altro colto alcuni lati salienti della sua
personalità scrivendone il ricordo: «Per comprendere una
personalità così complessa è opportuno porre in evidenza anche
altri aspetti: in primo luogo la sua vivissima curiosità che
la sollecitava a rivolgere il suo interesse verso le più diverse
manifestazioni della realtà, a qualsiasi protocollo conoscitivo
esse rinviassero. Né è stata marginale in lei la spregiudicatezza
dell'intelligenza, per cui le posizioni che volta a volta assumeva
nei confronti delle questioni oggetto del suo discorso non erano
preventivamente passate al vaglio della loro "convenienza",
della congruità agli schematismi ideologici - ancora oggi diffusi
più di quanto si ritenga -, delle aspettative connesse al ruolo,
secondo la visione mercantilistica che così frequentemente condiziona
la nostra personalità pubblica.» Parimenti Anthony A. Kila,
docente londinese, il 21 luglio ha scritto in una corrispondenza
su un quotidiano italiano: «Cecilia Gatto Trocchi credeva
che vi era sempre una chiara e netta distinzione tra ciò che
fosse giusto e sbagliato, bene e male, bello e brutto, e quando
parlava usava termini come “sciocchezze”, “stupidaggine” per
descrivere l’opinione di qualche interlocutore (che come immaginabile
non gradiva tale attacco e reagiva duramente). Per lei il dogma
del relativismo culturale ed il soggettivismo etico non era
solo pericoloso per la civiltà italiana ed europea ma anche
per l’individuo. Temeva per una generazione di intellettuali
non più abituata a pensare ed a lanciare grandi idee.» Dalla
spiritualità alla storia il passo è breve per chi si riconosce
– anche alla fine di un lungo percorso intellettuale e spirituale
- nella cultura tradizionale: ed ecco che negli ultimi anni
della sua vita Cecilia si dedicò anche al ruolo di sette e massoneria
nella storia d’Italia, con particolare riguardo al periodo dell’unificazione
della penisola: ricordo in particolare un suo intervento nel
corso del Convegno nazionale su “Massoneria e Cattolicesimo
oggi” organizzato dal GRIS a Ravenna l’1 e 2 giugno 2004 (e
i cui atti sono da poco editi in un volume monografico dell
Rivista del GRIS “Religioni e sette nel mondo”) toccando con
ciò un altro tasto dolente e “maledetto” della nostra cultura
nazionale, che ancor oggi sembra non poter essere demistificato,
ricoperto com’è da massicce coltri di retorica risorgimentalista
di evidenti radici massoniche. In sintesi, uno spirito libero.
Nell’Italia di oggi ve ne sono pochi, per cui anche la scomparsa
di uno solo di essi ci impoverisce tutti. Ricordiamola tenendo
alta la sua bandiera.
Adolfo Morganti
Alcune opere di Cecilia Gatto Trocchi:
Storia esoterica d'Italia, Piemme; I nuovi movimenti
religiosi, Queriniana; Viaggio nella magia. La cultura
esoterica nell'Italia di oggi, Laterza; La magia,
Newton; Le sette in Italia, Newton; Magia ed esoterismo
in Italia, Mondadori; , 1990), Il risorgimento esoterico,
Mondadori; Nomadi spirituali. Mappa dei culti del nuovo millennio,
Mondadori.