Il
Codice da Vinci di Dan Brown è un thriller che ha venduto più di 20 milioni di copie nel mondo, è ai
primi posti per vendite da oltre quaranta settimane in Francia,
da quasi altrettante in Italia, ed ha conquistato analoghi primati
negli Usa. Ci troviamo di fronte ad un caso letterario imprevisto
e sorge spontanea la domanda sui motivi di tanto successo.
L’autore ha saputo miscelare con fantasia la componente
emotiva tipica del genere letterario, con una non meno suggestiva
componente storica, artistica, esoterica, addirittura teologica
e mistica. E naturalmente non poteva mancare il richiamo
dell’eros, infarcito
di riferimenti mitologici e filosofici.
Le
tematiche proposte dal testo sono talmente suggestive ed investono
a tal punto l’essenza stessa del discorso religioso ed antropologico
da richiedere un’attenta valutazione critica che va al di là
di una semplice recensione di un thriller.
E’ vero che il lettore medio di un thriller non si aspetta nulla di più di un avvincente intrattenimento
gratuito che lascia il tempo che trova. Ma è altrettanto vero
che la lettura del Codice
da Vinci può suscitare molti interrogativi e dubbi che intaccano
addirittura il cuore della fede religiosa.
Per questo mi sembra opportuno valutare con serenità,
ma anche con spirito critico, le molte affermazioni distruttive
contenute nel testo. Non intendo affatto riproporrre un’anacronistica
“caccia alle streghe” nei confronti di un semplice thriller.
Piuttosto colgo l’occasione per approfondire il tema
della storicità dei Vangeli e dei fondamenti della fede che
può essere paradossalmente rivisitato con maggior attenzione
e sensibilità proprio grazie alla lettura del Codice
da Vinci.
Per
cercare di rispondere alle molteplici domande suscitate dalla
lettura del thriller propongo un percorso di analisi
critica che si snoda attraverso:
1.
un breve riassunto del romanzo ed uno sguardo d’insieme sui
falsi storici;
2.
un discorso sulla storicità dei Vangeli, in risposta alle critiche
di Brown;
3.
una confutazione della tesi di Brown sul matrimonio di Gesù
e Maddalena;
4.
una risposta alla critica di Brown alle religioni come falsificazioni;
5.
osservazioni su notizie artistiche e storiche disseminate nel
testo;
6.
una critica alle calunnie contro il cattolicesimo e l’Opus Dei in particolare;
7.
una valutazione conclusiva.
1.
Riassunto del thriller
Jacques
Saunière, un anziano studioso, curatore del Louvre, è vittima
di un misterioso assassino all’interno del Museo più famoso
del mondo. La vittima ha lasciato una serie di indizi da decodificare
in sequenza logica, a partire dalla posizione che è riuscito
ad assumere nell’agonia, posizione che è quella del celebre
uomo vitruviano del Codice
da Vinci. Il racconto si snoda, avvincente ed imprevedibile, attraverso una
lunga notte di omicidi e inseguimenti rocamboleschi, da Parigi
a Londra dove sarà scoperta la verità sul
Maestro (un vescovo dell’Opus
Dei, mons. Manuel Aringarosa) che aveva orchestrato il complotto.
Il punto chiave degli indizi è l’interpretazione dell’Ultima
Cena di Leonardo da Vinci, in cui la figura alla destra
di Cristo non rappresenterebbe il discepolo prediletto, bensì
Maria Maddalena, come si riconoscerebbe dai presunti tratti
femminei della figura. Secondo le “scoperte” dell’autore, la
gerarchia della Chiesa, lungo la sua storia, avrebbe intenzionalmente
occultato quanto è riferito dal Vangelo gnostico e apocrifo
di Filippo, che parla di un matrimonio tra Gesù e la Maddalena.
Secondo le misteriose (ed esoteriche) fonti di Brown sarebbe
stata proprio Maddalena ad essere simboleggiata nella leggenda
medievale del “Santo Graal”
del sangue di Cristo. Secondo Brown era Cristo stesso che aveva
designato la Maddalena a succedergli alla guida della Chiesa,
in omaggio alla rivalutazione del “principio
divino femminile” che viene valorizzato dall’autore in più
passi dell’opera. Maddalena sarebbe l’incarnazione del Femminino
Sacro, che rappresenta lo spirito della Dea Madre.
La discendenza di Cristo e Maddalena si sarebbe prolungata,
in incognito, lungo la storia, attraverso la dinastia dei Merovingi
e poi – a partire dal 1090 in Terra Santa - attraverso il Priorato
di Sion, una setta segreta che pratica orge sessuali rituali
e che è la depositaria appunto del segreto del santo Graal.
Questa setta si è prolungata lungo la storia, prima attraverso
i Rosacrociani e poi nella forma esoterica ed occulta tipica
delle società segrete, annoverando tra i suoi adepti personaggi
del rango di Leonardo, Newton, Hugo. Gli ultimi eredi del segreto del Santo Graal
sono ai vertici di questo Priorato
e sono gli unici conoscitori di questo importante segreto
(l’ultima discendenza del matrimonio tra Gesù e la Maddalena)
che minaccia il destino della Chiesa e della Cristianità.
L’opposizione agli ultimi eredi del Priorato è guidata dal già
citato vescovo Manuel Aringarosa, dell’Opus
Dei, che ingaggia un ex killer convertito, Silas, pure lui
membro dell’Opus, affinchè recuperi dai capi del Priorato
di Sion il cryptex (un
piccolo cilindro di pietra) che contiene il segreto su Gesù
e Maddalena. La vicenda si ingarbuglia a causa di omicidi
imprevisti ad opera di questo killer che uccide appunto gli
ultimi quattro depositari del segreto. L’inseguimento sulla
base degli indizi da decodificare è condotto dai due principali
protagonisti che guidano il lettore attraverso i meandri dell’intero
racconto: Robert Langton,
un professore di Harvard che ha il compito di aggiornare continuamente
il lettore sulle sensazionali “scoperte” storiche occultate
dalla Chiesa nei secoli, e l’avvenente criptologa e investigatrice
della polizia francese, Sophie
Neveu, di cui lo studioso assassinato all’inizio era il
nonno. Quest’ultima scoprirà così, alla fine, di essere nientechemeno
la discendente di Gesù e Maddalena. La conclusione del thriller
lascia il lettore tra il deluso e il sospeso.
Forse Dan Brown ha lasciato una porta aperta per il prossimo
Codice da Vinci 2? O forse gli manca il talento per chiudere in bellezza?
Uno sguardo d’insieme
“Calunniate, calunniate, qualcosa resterà”
(Voltaire). Dan Brown meriterebbe un “dieci e lode” da Voltaire. Pur essendo un romanziere e non uno storico,
tuttavia Brown è riuscito ad insinuare il dubbio e il sospetto
su Cristo e sul suo messaggio, soprattutto nei lettori che non
hanno una specifica preparazione in campo storico. Brown ha
messo in bocca ai suoi personaggi calunnie vergognose su Gesù
Cristo, la Chiesa cattolica, l’Opus Dei, la storia del cristianesimo … ma si è posto al riparo dalle accuse di diffamazione, premettendo
in esergo una dichiarazione d’innocenza: “questo libro è un’opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni
dell’autore.”
Eppure
l’ambientazione parigina, la descrizione
della Gioconda, dell’Ultima cena… evocano un preciso contesto culturale e sembrano voler
accreditare anche le altre innumerevoli invenzioni ed assurdità che l’autore con sicumera spaccia per verità indiscutibili.
Vediamo, a titolo di esempio introduttivo alla lunga serie,
un caso di clamoroso falso storico.
Un esempio : la caccia alle streghe
“In trecento anni di caccia alle streghe, la Chiesa
aveva bruciato sul rogo la sorprendente cifra di cinque milioni
di donne” (p. 150).
La
cifra è assurda. Quando un romanziere spara cifre così incredibili
è chiaro che si basa
sui giornali o sulle riviste scandalistiche. Gli studiosi più
accreditati, che hanno dedicato decine di anni allo studio del
fenomeno, giungono a conclusioni ben più ponderate. Secondo
gli studi di Brian O.
Levack (La caccia alle streghe, Texas 1987, Laterza Bari
1988), forse il massimo studioso mondiale sul fenomeno, cui
ha dedicato circa vent’anni di ricerche negli archivi di tutta
l’Europa, i processi per stregoneria in Europa nell’arco di
oltre tre secoli sono stati circa 110 mila e di questi la conclusione
con condanne a morte è stata inferiore al 60 % . Quindi le vittime sono state al massimo 60
– 65 mila. Si tratta di una cifra drammatica, ma ben lontana
da quella propinata da Brown, che sembra ignorare la più elementare
demografia.
Inoltre
è importante ricordare che la stragrande maggioranza dei processi
per stregoneria è stata celebrata presso i tribunali laici,
che a partire dal Cinquecento hanno preso il sopravvento nella
caccia alle streghe. La maggioranza delle presunte “streghe”
è stata dunque condannata da giudici laici, che non avevano
niente a che vedere con la Chiesa. La Chiesa cattolica ha comunque
avuto un’indubbia responsabilità nell’aver iniziato ed
anche favorito il fenomeno, ma non la si può accusare
con semplificazioni ed esagerazioni così aberranti ed antistoriche. Comunque la Chiesa cattolica ha chiesto scusa,
in forma solenne durante il Giubileo del 2000, per queste gravi
colpe nei confronti della donna, lungo il corso della storia.
2. La storicità
di Cristo e
dei Vangeli
Vediamo
ora le calunnie molto gravi sulla storicità di Cristo, a pag.
271-75. Sono parole messe in bocca ad un anziano studioso inglese,
certo Teabing, che inventa una serie di spropositi incredibili.
“La
vita di Gesù è stata scritta da migliaia di suoi seguaci in
tutte le terre… Più di ottanta vangeli sono stati presi in
considerazione per il Nuovo Testamento...”
“Chi ha scelto quali vangeli includere?” … La Bibbia
come noi la conosciamo oggi è stata collazionata dall’Imperatore
romano pagano Costantino il Grande… Nel cristianesimo non c’è nulla di originale.
Il dio precristiano Mitra – chiamato ‘Figlio di Dio’ e “Luce
del mondo” – era nato il 25 dicembre. Quando morì, fu sepolto
in una tomba nella roccia e poi risorse tre giorni più tardi.
Tra l’altro il 25 dicembre è anche il compleanno di
Osiride, Adone e Dioniso.
Al neonato Krishna sono stati offerti oro, incenso
e mirra. Anche il giorno di festa dei cristiani è stato rubato
ai pagani…. Costantino ha spostato la festa ebraica del sabato
per farla coincidere con il giorno che i pagani dedicavano
al Sole. Oggi la gente va in chiesa la domenica senza
neppure immaginare che lo fanno per rendere omaggio al dio
Sole.”… “Costantino convocò una famosa riunione, nota sotto
il nome di Concilio di Nicea, nel 325. .. si discussero molti
aspetti del cristianesimo, che furono decisi attraverso un
voto: la data della Pasqua…. E naturalmente la divinità di
Gesù…. Fino a quel momento storico Gesù era visto
dai suoi discepoli come un profeta mortale, un uomo grande
e potente, ma pur sempre un uomo, un mortale. Non il Figlio
di Dio. Lo statuto di Gesù come Figlio di Dio è stato ufficialmente proposto
e votato al Concilio di Nicea…. La divinità di Gesù è stato
il risultato di un voto… a maggioranza assai ristretta…. Fu
tutta una questione di potere… Cristo
come Messia era indispensabile al funzionamento della
Chiesa e dello Stato…. Costantino commissionò e finanziò una nuova
Bibbia, che escludeva i vangeli in cui si parlava dei tratti
umani del Cristo… i vecchi vangeli vennero messi al bando,
sequestrati e bruciati…. Fortunatamente alcuni vangeli che
Costantino voleva mettere al bando riuscirono a sopravvivere,
tra questi i Rotoli del Mar Morto… La Chiesa ha cercato di
impedire la diffusione di questi testi… Quel che intendo dire
è che quasi tutto ciò che i nostri padri ci hanno insegnato
di Cristo è falso.” (p. 276)
Cerchiamo
ora di rispondere a questi fuochi d’artificio, una serie incredibile
di falsificazioni. La questione della composizione storica dei
Vangeli è molto complessa. Gli storici sono comunque giunti
a conclusioni abbastanza sicure, dettate dalla papirologia e
dalla scienza filologica degli ultimi due secoli di studi. Si
tratta di scienze che evidentemente Brown non ha mai conosciuto.
a)
i Vangeli più antichi e più attestati come numero di papiri
e di codici sono quelli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Risalgono
a pochi decenni dalla morte di Cristo. Abbiamo alcuni papiri
che risalgono alla fine del primo secolo, in base a criteri
filologici, chimici, archeologici. Tra i più antichi possiamo
ricordare: Papiro Chester
Beatty II (P. 46) risale a 10-20 anni dalla stesura dell’originale,
a trent’anni dalla morte di Cristo.
Papiro Rylands
(P. 52) è un frammento a 30 anni dall’originale di San Giovanni,
scritto alla fine del primo secolo. Papiro Bodmer II (P. 66), Papiro Bodmer XIV e XV (P. 75), del secondo
secolo. Papiro Chester Beatty I, P 45 pure del secondo secolo…. Ecc.
Sono circa sessanta i codici risalenti ai primi quattro
secoli. I codici (copie trascritte a mano prima
dell’invenzione della stampa e conservati nelle principali biblioteche
del mondo) complessivi del Nuovo Testamento sono addirittura
5.300, un numero immenso rispetto a tutti gli altri testi dell’antichità.
Per fare un confronto, Orazio, il più fortunato, ha solo
250 codici, Virgilio 110, Platone 11, Tacito 2!
b)
Esistono sì i Vangeli apocrifi (oltre ai quattro sopra citati), alcune decine, ma sono tutti molto
tardivi: scritti a duecentocinquanta o trecento anni di distanza,
e sono attestati da pochissimi codici. Inoltre tutti questi
Vangeli confermano i caratteri divini di Cristo: molti miracoli,
la risurrezione, il messaggio dell’amore…
c)
Non è stato Costantino a decidere quali Vangeli inserire nella
Bibbia, ma la Chiesa primitiva, che ha riconosciuto nei quattro
Vangeli l’origine apostolica, confermata dagli autori stessi,
da San Paolo, da San Pietro, San Giacomo e dalla comunità primitiva. I vangeli apocrifi sono stati esclusi non perché negassero la divinità
di Gesù, ma perché credevano di renderla credibile con racconti
miracolosi controproducenti (i miracoli erano spesso descritti
come magie quasi puerili) e perché aggiungevano teorie filosofiche
di origine chiaramente successiva.
d)
E’ assurdo dire che nel Cristianesimo non c’è stato nulla di
originale, perché la diffusione del Cristianesimo è dovuta proprio
al fatto che il messaggio era sconvolgente ed assolutamente
originale: un Dio che si fa uomo, che si lascia crocifiggere,
che perdona i nemici, che annuncia un amore gratuito, che risorge
dopo tre giorni… Era veramente un messaggio assolutamente impensabile
per la ragione umana. E’ stato ritenuto di origine divina proprio per questa sua novità
sconvolgente che non poteva certo essere stata partorita dalla
ragione umana. Quale
pensatore umano avrebbe potuto immaginare un Dio che si lascia
crocifiggere? Che ama i nemici? Che perdona i suoi crocifissori?
Che risorge da morte? … Inoltre i casi citati di altre divinità pagane (Adone, Mitra…)
sono falsi storici. Come
attestano studiosi quali J. Jeremias, K. Schubert, A. Robinson,
R. Schnackenburg che sono considerati tra i massimi studiosi
delle origini del cristianesimo, le divinità citate quali Mitra,
Adone, Dioniso, Khrisna non hanno niente a che vedere con la
storia, e le loro avventure non sono neanche lontanamente paragonabili
alla storia di Cristo. In un primo tempo qualche studioso, ancora agli inizi del ‘900,
aveva parlato di analogie, ma un’analisi più approfondita ha
evidenziato che si trattava di divinità legate al ciclo della
natura che alterna le sue stagioni passando dal letargo dell’inverno
al rifiorire della primavera, in cui la morte e “resurrezione”
non avevano niente a che vedere con un evento concreto e storico
come quello di Cristo. Da notare poi che Brown dimentica, stranamente,
di citare le sue fonti! A quali storici si riferisce per fondare le
sue affermazioni? Non
un nome! Evidentemente è solo un romanziere, creatore
di fantasie.
e)
Ancora più incredibile è dire che Gesù è stato divinizzato da
Costantino, con un voto del Concilio di Nicea nel 325! Tutti e quattro gli evangelisti dichiarano
esplicitamente che Gesù Cristo era il Figlio di Dio e il Cristianesimo
è nato da subito come fede in Gesù vero uomo e vero Dio. Il Concilio di Nicea ha semplicemente deciso
sul problema della Trinità, definendo che il Figlio è della
stessa Sostanza del Padre. Ma si tratta di una questione trinitaria,
non cristologica. Il sabato è stato sostituito dalla domenica
ancora dal primo secolo, come attestano San Paolo e molti altri
documenti.
f)
E’ falso che la Chiesa abbia impedito la diffusione dei codici
del Mar Morto, che non smentiscono affatto i Vangeli. Anzi,
il famoso Frammento 7 Q 5 probabilmente è proprio il più antico frammento del
Nuovo Testamento, risalente a prima del 70 d. C., ed è un codice
di Qumram, grotta settima.
3. Il matrimonio
tra Gesù e
la Maddalena
Proseguiamo ora con un’altra assurdità storica
del solito Teabing, p. 287 ss:
“il
matrimonio di Gesù e Maria Maddalena è storicamente documentato…i
Vangeli gnostici … i rotoli di Nag Hammadi e del Mar Morto…
i più antichi documenti cristiani… il Vangelo di Filippo…
dice che Maddalena era la “compagna” di Gesù… Gesù voleva
che il futuro della sua Chiesa fosse nelle mani di Maria Maddalena…La
più grande opera di insabbiamento della storia è che Gesù
non soltanto era marito, ma anche padre… Maddalena era la
vite da cui è nato il frutto sacro… la discendenza reale di
Gesù è la fonte della leggenda più duratura che esista, il
Santo Graal.”
Brown fa riferimento dunque a questi Vangeli gnostici, che sono quello di Tommaso,
di Filippo, della Verità,
ritrovati a Nag Hammadi e risalenti al IV secolo dopo Cristo.
Quindi si tratta di testi scritti ad oltre trecento anni dai
fatti e composti all’interno di una comunità che intendeva raccontare
la vita di Gesù per confermare le proprie teorie filosofiche.
Si tratta di scritti che vengono citati molto raramente da tutti
i Padri della Chiesa (= scrittori cristiani dei primi quattro
secoli, quali S. Clemente, S. Giustino, S. Ireneo, …), i quali
invece citano circa 30 mila volte i Vangeli canonici di Matteo,
Marco, Luca e Giovanni.
Le teorie di questi vangeli gnostici, in particolare
di quello di Filippo, parlano della dottrina valentiniana della
“camera nuziale” concepita
come il luogo dei perfetti accoppiamenti delle “sizigie” emanate
da Dio. Quindi alla dottrina gnostica dell’emanazione pura e
semplice si sovrappone quella della generazione e procreazione.
E’ chiaro che tutti gli studiosi hanno qualificato questi
vangeli gnostici come “mitologia” o come “scritti di parte”, viziati da pregiudizi filosofici. Solo Brown, per quanto ne so, ha il coraggio
di qualificarli come “documenti storici”.
Quanto poi all’importanza del “principio femminino”
si deve riconoscere che i Vangeli valorizzano continuamente
Maria, la madre di Gesù e attribuiscono alle “pie donne” la
grande dignità di essere state fedeli ai piedi della croce durante
la passione e le prime testimoni della risurrezione, l’evento
centrale del Cristianesimo. Non è certo necessario dunque ricorrere al
“matrimonio di Gesù con Maddalena” per valorizzare la donna! Tanto più che questo matrimonio non è attestato
da nessun documento dei primi tre secoli.
4. Tutte le
religioni sono basate
su falsificazioni
Vediamo
ora il discorso conclusivo, messo in bocca ad uno dei protagonisti,
lo studioso Langdon, sulle religioni
come falsificazioni della storia: (p. 401 ss):
“Tutte
le religioni del mondo sono basate su falsificazioni. E’ la
definizione di “fede” : accettare quello che riteniamo vero
ma che non siamo in grado di dimostrare. Ogni religione descrive
Dio attraverso metafore, allegorie e deformazioni della verità,
dagli antichi egizi fino agli attuali insegnamenti di catechismo.
Le metafore sono un modo per guidare la nostra mente a spiegare
l’inspiegabile.”
Oltre
due secoli di esegesi biblica alla luce di criteri filologici e storici e di scoperte
relative ai generi letterari dell’antichità ci hanno
aiutato a comprendere i testi sacri. L’interpretazione letterale
è certamente ingannevole perché non tiene conto del contesto
culturale e dei generi di comunicazione dell’epoca. E’ quindi
un criterio scientifico di esegesi biblica (= spiegazione del
significato inteso dall’autore) andare al di là della lettera,
spiegando il significato dei simboli, delle metafore, delle
parabole ecc. Ma
questo non significa “falsificare” la storia, quanto piuttosto
penetrare nel significato nascosto ad una prima lettura.
Ha dunque ragione Brown a sostenere l’importanza delle
metafore e dei simboli, ma questi non coinvolgono il nucleo
storico, l’evento fondante del Cristianesimo: l’annuncio della
morte e risurrezione di Gesù, fondamento della fede. E’ il fatto
più documentato e storicamente accreditato del Cristianesimo,
che è nato appunto da quel primo annuncio.
La storicità di questo evento fondante si può dimostrare
attraverso più argomentazioni convergenti.
a)
Argomentazione filologica. Gli studiosi sono concordi nell’individuare
nel Nuovo Testamento alcuni brevi brani, alcune “gemme
preziose”, che per stile linguistico, per lessico, per struttura
sintattica, risultano essere antichissime, di origine semitica
(la struttura lessicale e sintattica è ebraica e aramaica).
Il primo annuncio della risurrezione è contenuto in 1 Cor 15,1-8, e vi sono una decina di altri testi analoghi, contenuti soprattutto
nelle lettere di San Paolo (i testi più antichi del Nuovo Testamento),
risalenti al 55 – 65 dopo Cristo, quindi a circa trent’anni
dai fatti. Questi testi sono i resoconti dei testimoni oculari,
che “pensavano in ebraico” come risulta dalla sintassi e dal
lessico di queste “gemme preziose”. Questi documenti attestano
che vi era nella chiesa primitiva un formulario liturgico, ripetuto
a memoria, che esprimeva la fede delle prime comunità nella
risurrezione di Cristo, come l’evento più prezioso.
b)
Argomentazione storica sulla credibilità dei testimoni e sulla
consequenzialità logica degli eventi.
Vi è poi tutta la contestualizzazione storica che spiega
come l’evento della risurrezione fosse inaspettato ed avesse
sconvolto i primi discepoli che non si aspettavano certo né
la crocifissione, né ancor meno la risurrezione. Rimanevano
chiusi nel cenacolo, nella paura di essere catturati. Si aggiunga
che un popolo intero era stato testimone della vita e della
morte di Cristo, per cui l’annuncio della risurrezione non avrebbe
potuto reggere neppure un pomeriggio se non ci fosse stato veramente
in Gerusalemme il sepolcro vuoto e se non ci fossero state veramente
le apparizioni del Risorto.
Il più grande cambiamento etico, culturale, religioso
della storia richiede dunque un evento fondante adeguato, che
non può che essere appunto la risurrezione.
c)
Argomentazione dei documenti manoscritti. Come abbiamo visto
sopra, abbiamo migliaia di codici antichissimi dei quattro
Vangeli canonici, copiati a mano dagli amanuensi, sparsi in
tutte le biblioteche più antiche del mondo, che documentano
questo evento miracoloso. Raccolte di particolare importanza si trovano nel monastero del Monte Athos,
con circa 900 manoscritti, nel monastero di Santa Caterina nel
Sinai, con circa 300 manoscritti, a Roma (367 manoscritti),
Parigi (373) Atene (419), Londra (271), San Pietroburgo (233),
Gerusalemme (146), Oxford (158), Cambridge (66), Mosca (96),
Patmos (81), Firenze (79), Grottaferrata (69) e in molte altre
località con un numero minore di manoscritti.
Non vedo proprio come Brown possa parlare di “falsificazioni”. Se mai nessuno ha ragionevolmente dubitato sull’autenticità
della trasmissione dei codici dei classici, quali Orazio o Cesare
o Virgilio…molti dei quali hanno solo qualche decina di manoscritti,
alcuni solo due o tre … a ben maggior ragione nessuno dovrebbe
storicamente dubitare sull’autenticità della trasmissione dei
manoscritti del Nuovo Testamento.
Tanto più che i manoscritti, ritrovati in Biblioteche
di tutta Europa, nord Africa, Asia, pur essendo varie migliaia,
non presentano varianti di grande rilevanza testuale. In altre
parole il testo mantiene sempre la sua integrità sostanziale
e il suo messaggio inequivocabile.
La ricerca filologica di critica testuale
ci rafforza dunque nella convinzione che ci troviamo di fronte
al testo di gran lunga più
documentato, quanto a numero e antichità dei manoscritti, nella
storia. Il testo attuale che leggiamo nelle
nostre edizioni dei Vangeli è stato tradotto dall’originale
greco, secondo il cosiddetto “testo standard”, ed. Nestle Aland, 1984. Questo testo è stato definito sotto
la responsabilità di un gruppo di filologi delle più importanti
scuole filologiche del mondo: K Aland (Münster), M Black (St Andrews), C. M. Martini (Roma), B. M. Metzger
(Princeton), A. Wikgren (Chicago).
Si tratta infatti di un’edizione che
ha confrontato e soppesato non solo i più di cinquemila codici a disposizione, ma anche tutto il
materiale delle versioni
antiche
(latine, siriache, copte, armene, georgiane, gotiche, slave,
etiopiche…) e delle citazioni dei Padri della Chiesa.
Leggiamo la presentazione del cardinal C. M. Martini
al lavoro di K. e B. Aland, sintesi di tutta la loro vita di
ricerca filologica: “Il viaggio …
approda … nel cuore della parola biblica riscoperta nella
sua purezza. E’ una vera e propria avventura scientifica condotta
col sussidio di un’immensa e puntuale documentazione. E la scoperta
fondamentale è sempre quella sorprendente di un testo che, nonostante
il fluire dei secoli e le molteplici trascrizioni, si è conservato
fedelmente, permettendo così agli studiosi e ai traduttori di
farlo risuonare, intatto nelle nostre comunità e per i singoli
lettori, credenti e no”.
In
conclusione dobbiamo riconoscere che le frasi affrettate di
Brown sono degne solo di un thriller scritto per guadagnare soldi,
e come tali vanno recepite. Sono il parto di una fantasia finalizzata
al profitto ed al successo, che non ha niente a che vedere con
la competenza e la documentazione storica degli studiosi che
abbiamo appena visto e che giunge a conclusioni chiaramente
antitetiche a quelle di Brown. Sappiamo poi che non appena un
autore critica il cristianesimo, la chiesa, la storicità dei
vangeli,… aggiunge poi un mix
di complotti, occultismi, riferimenti a società segrete, alla
leggenda del Santo Graal, alle orge sessuali collettive…. viene
subito osannato ed incensato dalla critica laicista imperante…
le recensioni benevole si moltiplicano…le case editrici, con
i loro canali pubblicitari ci convincono che si tratti di una
lettura emozionante… ed il successo economico è assicurato!
5. Osservazioni storiche su fatti e
personaggi
Uno
dei motivi del successo del Codice
è certamente costituito dalla lunga serie di riferimenti culturali,
artistici, storici, teologici che costellano la narrazione,
fino a diventare addirittura gli assi portanti del racconto.
Non si tratta di un thriller
qualsiasi, ma di un intreccio sapientemente dosato di storia
dell’arte, esoterismi, leggende spacciate per documentate novità
storiche e teologiche addirittura. Così il lettore si trova
immerso in un mondo nuovo, in cui il Cristianesimo viene demolito
e sostituito con il culto della Dea Madre, del Sacro Femminino,
con un Cristo marito della Maddalena ecc. In quest’opera di fantasia vengono citati
numerosi fatti ed eventi che richiedono una spiegazione, dal
momento che possono avere un qualche fondamento.
Il “Codice da Vinci” = l’uomo vitruviano
Nel
suo libro sull’architettura, Vitruvio (I sec.) scrive che le
misure del corpo umano sono distribuite dalla natura secondo
proporzioni matematiche. Ad esempio la lunghezza delle braccia di un
uomo è pari alla sua altezza.
Il disegno di Leonardo dell’Uomo
vitruviano era un’illustrazione per un libro sulle opere
dell’architetto. E’ l’opera preferita da Sophie Neveu, e la
posa assunta da suo nonno, Jacques Saunière, prima di morire.
Da qui partiranno gli indizi per l’inseguimento del segreto.
L’Ultima Cena
Da
alcuni storici dell’arte è considerato il dipinto più importante
del mondo. Dan Brown evidenzia alcuni significati simbolici
attraverso Teabing, che rivela a Sophie che Leonardo ha codificato
nel suo dipinto un grande segreto. Il dipinto murale fu realizzato
tra il 1495 e il 1497. La Cena rappresenta il momento in cui
Gesù ha appena annunciato ai suoi che uno Lo tradirà. Secondo Brown la figura a destra di Cristo (a sinistra per chi guarda)
è una figura femminile. Rappresenterebbe Maria Maddalena e sarebbe
reclinata indietro in modo da formare con Cristo una V, che
sarebbe la lettera che simboleggia il Sacro Femminino.
Monna Lisa
E’
il dipinto più conosciuto e famoso al mondo, si trova al Louvre
e fa la sua comparsa nel thriller quando Sophie e Langton vi
sono condotti dagli indizi lasciati da Saunière. Probabilmente
è un ritratto della moglie di Francesco del Giocondo che l’aveva
commissionato a Leonardo nel 1503-06. Secondo l’autore rappresenterebbe
un volto asessuato o forse fedele immagine speculare del viso
di Leonardo che sarebbe stato un sostenitore del principio femminile:
“pensava che un’anima umana non potesse essere illuminata a
meno che non possedesse insieme elementi maschili e femminili”.
Monna Lisa non sarebbe “né maschio né femmina, conterrebbe un
sottile messaggio di androginia, una fusione dei due sessi”
(p. 144-45).
Lo
gnomone di Saint Sulpice
E’
la meridiana della chiesa parigina di Saint Sulpice, in cui
è nascosta la chiave di volta che cerca il killer Silas. Lo
gnomone fu costruito nel 1737, per stabilire la data degli equinozi,
in modo da poter calcolare ogni anno la caduta della Pasqua.
E’ una striscia di ottone che corre da nord a sud, sul
pavimento del transetto della chiesa. I raggi del sole al solstizio
d’inverno, il 21 dicembre, arrivano ad un punto particolare.
Ma tutto venne distrutto con la rivoluzione francese.
Vangeli apocrifi gnostici
La
gnosi si diffuse a partire dal secondo secolo e fu combattuta
dagli scrittori cristiani, per cui noi potevamo conoscere lo
gnosticismo solo attraverso le critiche. Solo nel 1945, in Egitto,
a Nag Hammadi sono stati scoperti alcuni vangeli apocrifi gnostici:
quello di Tommaso, di Filippo e della Verità. Risalgono al quarto
secolo. Qui è contenuto il racconto della relazione tra Gesù
e Maddalena (il testo parla di Maddalena come “compagna” di
Gesù, di “baci sulla bocca” frequenti e di una gelosia degli
apostoli nei confronti di Maddalena che sembra essere privilegiata
rispetto a loro. Non parla però di una discendenza derivante
dall’unione di Gesù e Maddalena).
Il Priorato di Sion
Il
Priorato di Sion è una società segreta fondata nel 1099 a Gerusalemme
dai Crociati. Questa società è alla base della trama dell’intero
Codice da Vinci. Infatti l’assassinio di Jacques Saunière che
inizia il thriller intende colpire proprio il Gran Maestro di
questo Priorato che aveva vantato tra i propri adepti e Gran
Maestri addirittura Leonardo, Botticelli, Newton, Hugo, Jean
Cocteau… da ultimo proprio Jacques Saunière.
Questo Priorato operò in sintonia con i Templari, ma
poi se ne staccò e proseguì con i Rosacrociani.
Secondo una teoria di alcuni storici inglesi, ovviamente
non documentata, lo scopo del Priorato consisterebbe nel salvaguardare
lungo la storia la dinastia dei discendenti di Gesù e Maddalena.
Il Priorato di Sion praticava il culto di Maria Maddalena.
Lo Hieros Gamos
E’
il rituale sessuale sacro che ha indotto Sophie a rompere i
contatti con il nonno Jacques Saunière per dieci anni, dopo
averlo spiato mentre partecipava a tale cerimonia, osservato
da un gruppo di adepti. L’espressione è greca ed indica “matrimonio sacro”. Riprende gli antichi
culti della fertilità. Aveva lo scopo di far conseguire all’uomo
la gnosis, ossia la conoscenza diretta del
divino, attraverso l’unione sessuale ritualizzata con una donna
riconosciuta come sacerdotessa.
Alla base vi è la teoria dell’incompletezza dell’uomo
che può raggiungere la divinità solo nell’unione con la donna,
sia spiritualmente che fisicamente. Secondo gli eretici medievali un simbolo di questa unione era felicemente
espresso nella rosa,
che propriamente era considerata la rappresentazione dei genitali
femminili.
Maria Maddalena
Ha
un ruolo fondamentale nel Codice.
Nel libro del Santo
Graal (di M. Baigent. H. Lincoln, R. Leigh) viene avanzata
l’ipotesi che Maria Maddalena fosse la moglie di Cristo e la
madre della sua progenie, in particolare di una bambina di nome
Sara, che perpetuerebbe un’intera dinastia della linea di Davide. Questa dinastia sarebbe continuata fino a diventare
quella dei Merovingi, re di Francia, per poi occulatarsi sotto
la protezione di una società segreta, il Priorato di Sion. Brown dà per scontato che Cristo si fosse
sposato, dal momento che era la prassi di ogni ebreo. Nell’epoca moderna si è anche diffusa l’idea di Maddalena come
incarnazione del Femminino Sacro, lo spirito della Dea Madre.
Il
Santo Graal
Lo
scopo finale del libro di Brown è la scoperta di che cosa sia
veramente il Santo Graal. Veniva generalmente descritto,
nelle varie versioni leggendarie, come un calice che conteneva
il sangue di Cristo. Ma
vi erano anche altre rappresentazioni: un piatto d’argento,
una pietra caduta dal cielo, una spada, una lancia…
Sarebbe stato portato in Bretagna da Giuseppe d’Arimatea.
I primi romanzi cavallereschi sul Santo Graal furono
scritto nel XII – XIII secolo, nello stesso periodo in cui diventano
importanti i cavalieri Templari in Europa. Brown fa propria
l’idea che il Santo Graal sia una metafora della discendenza
di Cristo e Maddalena. Si tratta di un’idea molto recente!
6.
Le calunnie contro
il Cattolicesimo e l’Opus Dei
Il
thriller presenta, a partire dalle prime
pagine, una chiara impostazione aggressiva nei confronti del
Cattolicesimo lungo la storia, della Chiesa come gerarchia,
e soprattutto della “Prelatura
del Vaticano” nota come “Opus Dei”. Le critiche
al cattolicesimo sono state già esposte nei punti precedenti
1, 2 e 3; riguardano
la storicità dei Vangeli e la presunta manipolazione operata
dalla Chiesa sugli apocrifi e sul ruolo direttivo che Gesù avrebbe
affidato a Maddalena.
Un
particolare approfondimento merita invece il discorso pesantissimo
sull’Opus Dei che viene così presentata a partire dalle prime pagine:
“La prelatura del Vaticano, nota come Opus
Dei è un’associazione cattolica la cui profonda devozione
è stata oggetto di interesse dai media dopo i rapporti di
lavaggio del cervello, di coercizione e di
una pericolosa pratica chiamata ‘mortificazione corporale’
(p. 9) …. Tutti i veri seguaci della Via (= Opus Dei)
portano il cilicio legato
alla coscia, … una fascia di cuoio irta di uncini metallici
che incidevano profondamente la pelle come continuo memento
delle sofferenze di Cristo. Il dolore causato dagli uncini aiutava anche
a vincere i desideri della carne. (p. 23)…(il killer Silas, membro dell’Opus)
poi afferrata una grossa corda si sferzò con violenza la schiena,
in modo da sentire i nodi ferirgli la pelle… ‘castigo
corpus meum’ . E infine sentì scorrere il sangue…. In
una non meglio precisata “università
del Midwest americano è
stata scoperta la somministrazione di mescalina agli aspiranti
membri dell’Opera, per portarli ad uno stato euforico che
doveva essere interpretato come un’esperienza estatica religiosa”,
(p. 43). Anche la misoginia viene presentata come un luogo
comune dell’Opus, “le donne erano sottoposte a ulteriori richieste
di mortificazione personale, come punizione per il peccato
originale. Pareva che il boccone del frutto della conoscenza
assaggiato da Eva fosse un debito che le donne dovevano espiare
per l’eternità” (p. 58).
Ma
che cos’è allora veramente l’Opus Dei? E’ un’associazione cattolica, fondata in
Spagna nel 1928 da Mons. Josemaria Escrivà de Balaguer, canonizzato
solennemente nel 2002. L’Opus conta almeno 80 mila membri nel mondo
ed è diffusa in più di 60 paesi. E’ stata riconosciuta da Giovanni
Paolo II come “Prelatura
personale” dal 1982. Uno dei testi fondamentali per comprendere
la spiritualità di questa fondazione è Il Cammino o La Via, come viene citato nel testo di
Brown. Si tratta di un testo di elevata spiritualità che riassume
la visione teologica del Fondatore, arricchendola anche con
un ampio ventaglio di consigli pratici per le varie circostanze
della vita quotidiana. Il Cammino è divenuto un “vademecum” per gli affiliati.
Il
carisma dell’Opus si
può riassumere nell’evangelizzazione attraverso l’impegno professionale
del laicato. Per questo alcuni teologi hanno individuato nella
spiritualità del lavoro e del laicato l’asse portante della
teologia di Mons. Escrivà. In questo il Fondatore aveva anticipato
la teologia del Concilio Vaticano II che proclama l’universale vocazione alla santità (Lumen Gentium, cap. III), per cui anche
i fedeli impegnati nel mondo possono raggiungere la santità.
Quindi anche i laici, nella loro vita matrimoniale e nella loro
professione economica, politica, culturale… sono chiamati a
raggiungere la santità, perché il Regno di Dio non è monopolio
del clero e della gerarchia ecclesiastica, ma si estende ad
ogni realtà autenticamente umana, nel rispetto dell’autonomia
legittima dei diversi ambiti terreni.
Il
Concilio Vaticano II (1962-65) confermerà questa intuizione
del Fondatore dell’Opus, riconoscendo appunto che la Chiesa deve superare la concezione
clericale che relegava il laicato ad un ruolo subalterno e per
certi aspetti quasi estraneo all’evangelizzazione ed al Regno
di Dio. La Chiesa viene infatti proclamata dal Concilio
come popolo di Dio
in cammino verso il Regno, che viene realizzato nella storia
attraverso la vita familiare (il matrimonio è un sacramento!),
l’impegno politico, economico, culturale, sociale … elevati
alla dignità di vie ordinarie verso la santità.
Nei
testi di spiritualità di Mons. Escrivà non c’è traccia di quella
“mortificazione corporale” di cui parla Brown, mortificazione
che arriverebbe addirittura alla flagellazione fino al sangue.
Anche perché si tratterebbe di un’offesa alla creazione di Dio,
dal momento che il corpo è appunto creatura divina e non ha
nulla di peccaminoso o perverso.
Le affermazioni di Brown sono calunnie tipiche di un
osservatore esterno che probabilmente intende aggredire un’istituzione
cattolica, da sempre criticata soprattutto da parte del protestantesimo
anglosassone, nel contesto della politica americana.
7.
Valutazione conclusiva
Giunti
alla fine del percorso critico, possiamo anche osservare con
distacco, in uno sguardo complessivo, il testo di Brown. Alla
fine del discorso, non dobbiamo dimenticare che si tratta di
un “romanzo” con tutte le caratteristiche di questo genere letterario,
il cui primo requisito è la fantasia e l’invenzione. Possiamo
allora leggere con divertimento la sequenza dinamica ed avvincente
di questo thriller di
successo, senza mai dimenticare le parole in esergo: “questo
libro è un’opera di fantasia.” E
se questo libro ci ha suscitato delle domande sui fondamenti
della nostra fede e ci ha stimolato a rivisitare la storicità
dei Vangeli, della vita di Gesù… se ci ha invitato ad interessarci
dei Vangeli apocrifi, per confrontarli con quelli autentici
e farci scoprire così l’abisso tra la sobrietà storica di questi
ultimi e la nebulosa evanescenza ed infodatezza degli apocrifi… allora possiamo concludere che il Codice da Vinci è diventato addirittura
un’occasione per recuperare la solidità storica del nostro patrimonio
cristiano che da due millenni ha riempito il cuore e l’anima
di milioni di persone.
Così
l’odio ed il risentimento anticattolico dell’autore si trasforma
da parte nostra in una rinnovata e consapevole riappropriazione
di quell’amore e di quella speranza che Cristo ci ha affidato
come il tesoro più prezioso.
Verona, 8
dicembre 2004 a cura di
Marco Fasol