L’occasione dell’imminente festa cristiana di Ognissanti,
ormai per popolarità superata dalla più democratica e political correct festa di Halloween ci offre l’opportunità per
tentare di andare aldilà dell’immagine ironico grottesca delle
zucche dipinte e per cercare di esplorarne simbolicamente l’interno.
In tale percorso ci aiuterà il critico francese Damien Le Guay
, di cui è appena uscita una interessante pubblicazione, a carattere
ironico e provocatorio “la faccia nascosta di Halloween (ed. Elledici) significativamente
sottotitolata “come la festa
della zucca ha sconfitto Tutti i Santi””!
La prima considerazione che viene spontanea è che nell’attuale
risvegliarsi, in Europa, di una cultura caparbiamente laicista,
che rifiuta, forzando perfino la storia, di riconoscere le proprie
origini cristiane, non meraviglia il fatto che una festa di
arcane origini paganeggianti, miratamente trasformata in occasione
consumistica e di vago sapore carnevalesco, abbia ormai sopraffatto
l’originaria festa cristiana non a caso con essa coincidente
temporalmente.
Vi è, per la verità, un esempio ancora più emblematico di
tale processo di sovrapposizione tra mondo secolare-paganeggiante
e cristiano: il Natale, che, preso a sua volta in prestito (come
data) dalla precedente festa pagana del dio sole e divenuto
il “dies natalis” di Gesù per secoli, è ora ormai insidiato,
soprattutto in ambito anglosassone e nordico, dalle renne di
babbo natale e dagli alberi colorati, con annesso tutto l’indotto
commerciale e consumistico che ha, tra l’altro, relegato il
francescano presepe, originariamente veicolo religioso di meditazione
sul mistero dell’Incarnazione, in
rassegne artistiche dedicate dal vago sapore naturalistico
e spesso più attente a rendere l’effetto meccanico di mulini
e cascate piuttosto che a manifestare la nascita del Salvatore!
Ma tornando alla festa in oggetto, ciò che invece insospettisce
il nostro autore è innanzitutto la pressoché totale indolenza
e passività con cui la maggioranza della gente ha in pochi anni
( l’inizio risale al 1995), dapprima timidamente tollerato,
poi sempre più accettato tale sorpasso festaiolo, secondo la
logica del “in fondo che c’è di male”.
Giornalisti e sociologi,
per la verità, hanno pure tentato interpretazioni, almeno negli
intenti, più filosofiche, affermando, per esempio, che ”le cucurbitacee
(la famiglia delle zucche) si adeguano perfettamente ai valori
emergenti”(sic), o ancora che “Halloween è una nuova educazione
alla vita e alla morte” (editoriale di “Le Monde” del 1° novembre
2000), articolo nel quale l’autore interpreta la grande diffusione
della festa e la relativa ostilità dei cristiani come una rottura
del monopolio religioso-e cristiano in particolare- sui riti
e sulla simbologia nella società occidentale; c’è anche chi,
infine, arriva a considerare la cultura indoeuropea, celtica
e pagana come la vera originaria rispetto a quella giudaico-cristiana,
che “ ne avrebbe soffocato lo sviluppo” (J.Markale).
Ma donde viene in realtà Halloween? Diciamo subito che il
nome è già una sorta di malcelato acronimo inglese di “Ognissanti”;
si tratta poi di una arcaica- e in parte mitizzata- tradizione
celtica, veicolata successivamente da tradizioni irlandesi e
americane, che univa il passaggio agricolo al nuovo anno con
la festa religiosa-popolare del dio Samhain, divinità che nella notte tra il
31 ottobre e il 1° novembre consentiva il passaggio di spiriti
malefici dal mondo dei morti a quello dei vivi. In tale occasione
gli antichi druidi, travestiti con teste di animali, compivano
gesti propiziatori in cambio di offerte che, se rifiutate, ricambiavano
con puntuali maledizioni! Per scacciare i medesimi spiriti,
pare che fuori dalle case venissero appese zucche e lampade.
Chi pensasse, però che si tratti di una delle tante rivalutazioni
tradizional-folcloristiche di culture arcaiche minoritarie,
verrà subito smentito dall’apprendere che, in realtà, fu il
frutto di una autentica pianificazione consumistico-commerciale
su scala mondiale operata da una società (Cesar) nel 1992. Essa
individuò il periodo “a metà strada tra l’inizio dell’anno scolastico
e Natale” e lanciò la festa con maschere(di cui era produttrice),
teschi e costumi da strega; successivamente, grazie ad una mirata
pubblicità mass-mediatica e
all’apporto di grosse multinazionali dello svago (da Disney
a McDonalds), raggiunse la diffusione che conosciamo diventando
una sorta di “folklorizzazione religiosa” (M.de Certeau).
Il paradosso di Halloween e delle sue bizzarrie è, quindi,
quello di essere nel contempo ipermoderna (nel modo di presentarsi)
ed iperarcaica (nelle idee), e rappresentare il massimo della
credulità in un mondo –per dirla con Chesterton- che ha smesso
di credere in Dio.
Nell’attuale cultura, in stile tipicamente new age e rigorosamente
a-confesionale, dove impera la logica della festa per la festa,
a prescindere dai contenuti da celebrare, si spiega il facile
e veloce successo della penetrazione sociale di Halloween, emblema
e icona del vuoto, delle zucche ma specialmente delle teste
che in esse si perdono.
Perfino l’apparentemente innocuo gioco infantile del “dolcetto
o scherzetto”, ad un’analisi più approfondita, non è che la
rappresentazione dei ruoli invertiti bambini-adulti, dove questi
ultimi sono ricattati a dare dolcetti ai primi per cautelarsi
contro la maledizione, sia pur scherzosa: e qui sta la differenza
tra lo scambio gratificante e il dono estorto (considerando
anche che il carnevale è ancora lontano).
Per quanto riguarda l’ambito scolastico, poi, mentre la
tendenza imperante, dai programmi ai testi adottati, è quella
di evitare o ridurre al minimo ogni accenno a riferimenti religiosi-
e in particolare cristiani- assistiamo, per occasioni come Halloween
(proprio per la sua malcelata aura di gioiosa e giocosa neutralità)
ad una vera e propria adozione laica universalmente accettata,
con tanto di lezioni di cultura anglosassone(?) e similia.
A tale filone culturale sono da ascrivere i successi, tra gli adolescenti,
di alcune serie televisive americane (Buffy, Streghe).
In definitiva, quindi, la differenza tra Halloween e Ognissanti
è sostanziale, sia come contenuto – per la prima pressoché inesistente
– sia come rappresentazione temporale: per la prima, infatti,
il tempo è ciclico e costituito da stagioni che ritornano uguali,
mentre per la seconda, il tempo cristiano è lineare e caratterizzato
dalla tensione tra nascita e parusìa di Cristo, sia pur nella
ciclicità liturgica.
La più nostrana
e genuina tradizione popolare metteva giustamente in guardia:
“scherza con i fanti,…!”
Antonio
Fasol (Gruppo di Ricerca e Informazione Socioreligiosa)VR