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Dossier del Gris II serie, n. 4 Marzo 2005 pag. 13

forza della successione apostolica, per mezzo del Sacerdozio e dell'Eucaristia, restano unite da strettissimi vincoli con la Chiesa cattolica.
Alle Chiese d'Oriente viene riconosciuta la grande tradizione liturgica e spirituale, il carattere specifico dello sviluppo storico, le discipline da loro seguite sin dai primi tempi e sancite dai santi Padri e dai Concili ecumenici, il modo che è loro proprio di enunciare la dottrina.Tutto ciò nella convinzione che la diversità non si oppone affatto all'unità della Chiesa, anzi contribuisce in maniera significativa al compimento della sua missione.
Il Concilio Ecumenico Vaticano II vuole fondare il dialogo sulla comunione esistente e richiama l'attenzione proprio sulla ricca realtà delle Chiese d'Oriente.

Dialogo tra le altre Chiese e Comunità ecclesiali in Occidente e la Chiesa cattolica


Il Concilio Vaticano Il non intende fare la "descrizione" del cristianesimo del "dopo Riforma", in quanto le Chiese e le Comunità ecclesiali differiscono non solo dalla chiesa cattolica, ma anche tra di loro e questo per la loro diversità di origine, di dottrina e di vita spirituale.
I fedeli appartenenti alla Riforma coltivano amore e venerazione per le Sacre Scritture: invocando lo Spirito Santo cercano nelle stesse Scritture Dio che parla in Cristo, preannunciato dai Profeti, Verbo di Dio per noi incarnato. In esse si contempla la vita di Cristo e quanto il Divino Maestro ha insegnato e compiuto per la salvezza degli uomini, specialmente i misteri della sua morte e della sua risurrezione.
Gli appartenenti a tali Chiese e Comunità pensano diversamente dalla Chiesa cattolica circa il rapporto tra le Sacre Scritture e la Chiesa. Secondo la fede cattolica, il Magistero autentico ha un posto speciale nell'esporre e predicare la parola di Dio scritta. Malgrado ciò, la Sacra Scrittura nel dialogo ecumenico costituisce l'eccellente strumento per il raggiungimento di quella unità, che Gesù Cristo ha voluto per tutti gli uomini.
Il sacramento del Battesimo, inoltre, rappresenta il vincolo sacramentale dell'unità, che vige tra tutti quelli che per mezzo di esso sono stati rigenerati. Le implicazioni teologiche, pastorali ed ecumeniche del comune Battesimo sono molte ed importanti. Tale sacramento è ordinato alla integra professione della fede, all'incorporazione nell'istituzione della salvezza, come lo stesso Cristo ha voluto e, infine, alla inserzione nella comunione eucaristica.

La sfida Pentecostale

Nell'ambito della riflessione protestante nordamericana, il XX secolo è stato definito il secolo dello Spirito Santo.
Il Movimento Pentecostale nasce agli inizi del '900, quale movimento di risveglio all'interno del Protestantesimo (ne viene considerato la quarta fase). Sin dall'inizio tuttavia, esso si è caratterizzato per una spiritualità peculiare, alimentata dalla coscienza della presenza dello Spirito Santo che vivifica la comunità dei credenti, e dona la forza a ciascun fedele di esercitare il proprio ministero e la propria missione. In questa prospettiva pneumatologica, realtà quali il Battesimo nello Spirito, i "miracoli e segni", i doni dello Spirito sono costitutive della comunità dei fedeli nello stesso modo in cui lo erano nelle comunità del Nuovo Testamento e dei primi secoli.
Il Movimento ha conosciuto una diffusione senza precedenti, strutturandosi in denominazioni e chiese autonome (denominate appunto Pentecostali classiche), in movimenti e comunità all'interno delle chiese storiche, fra cui anche la Chiesa cattolica (Carismatici) e, infine, negli ultimi decenni, in congregazioni e network in cui l'esperienza del battesimo nello Spirito di ciascun singolo fedele diviene l'esperienza unificatrice previa e prioritaria rispetto alla appartenenza confessionale (da cui l'appellativo di Non Denominazionali).
Sebbene tradizionalmente i Pentecostali prediligano una lettura spirituale dell'unità della Chiesa, crescente è il numero dei gruppi Pentecostali che si avvicinano sempre più al dialogo ecumenico, e in particolare con la Chiesa cattolica. Fin dal 1969 - in seguito alla richiesta di uno dei leader del Movimento Pentecostale David du Plessis, subito calorosamente accolta dal cardinal Bea - si è cominciato a preparare un dialogo bilaterale ufficiale a livello internazionale con i Pentecostali classici. Dopo un inizio non facile - i primi incontri furono marcati dalla difficoltà di comprendere le realtà teologiche espresse in linguaggio esperienziale e pneumatologico - il dialogo si è sviluppato in cinque fasi. Fondamentale per il successo del dialogo sono state il progressivo sforzo da parte dei Pentecostali di avvicinarsi ad un dialogo di tipo più teoretico e una maggiore cura nella formazione teologica dei partecipanti, e, da parte cattolica, l'allargamento a

 

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