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Dossier del Gris II serie, n. 4 Marzo 2005 pag. 5

Gli Apostoli in trono

fino alla sua morte, affinché possa conoscere che l'esito della vita è la morte salvata, la risurrezione.
In questo itinerario di riflessione sul significato della morte di croce ci imbattiamo in un terzo atteggiamento: il crocifisso diventa emblema dell'uomo che vuole emanciparsi e che Dio invece incatena e colpisce. Non ha in questo contesto alcun rilievo il fatto che il crocifisso sia Gesù di Nazareth; si giunge per questo processo alla convinzione che liberarsi da Dio è condizione per la promozione dell'uomo. Il vero Dio della croce di Gesù non è invidioso dell'uomo, condivide per realizzare uno scambio, condivide il suo essere, affinché l'uomo si innalzi alla vita di Dio. Realmente l'uomo che la croce rivela non è l'uomo crocifisso da Dio, ma l'uomo che crocifigge Dio. Dio si espone a tal punto alla cattiveria umana da rimanerne trafitto, e rivela così nel modo di amare la distanza tra noi e lui.

Principi fondamentali

Il Cristianesimo è una religione monoteista, come I' Ebraismo da cui è sorto. I cristiani infatti credono che esista un solo Dio. Egli è il creatore dell'universo (che perciò è considerato una cosa buona) e tutto gli è sottomesso. Dio non solo domina il creato, ma anche interviene nella storia e la guida orientandola verso un fine futuro positivo.

Dio fa conoscere la sua volontà mediante rivelazioni trasmesse dai profeti i quali provvedono anche a scriverla in libri che costituiscono appunto la Bibbia. Secondo il Cristianesimo, Dio, pur essendo uno solo, possiede tuttavia una dinamica interna che si manifesta in tre persone divine che non sono altro che l'unico Dio. È la dottrina della Trinità che ritiene che l'unico Dio si manifesti nella persona del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Di questa dottrina fa parte anche la credenza forse più caratteristica del Cristianesimo, quella della doppia natura, umana e divina, di Cristo: Gesù, pur essendo un uomo vero

 

 

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