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Dossier del Gris II serie, n. 4 Marzo 2005 pag. 6
nato dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo, era anche veramente Dio. Per secoli i cristiani hanno discusso questa dottrina e molte delle loro divergenze dottrinali possono essere ricondotte alle difficoltà nel mettere d'accordo l'umanità di Gesù Cristo con la sua divinità.
La rivelazione di Dio ha un contenuto essenzialmente morale che si riassume nei Dieci Comandamenti contenuti nell'Antico Testamento. L'adorazione di un solo Dio e l'amore del prossimo sono spesso presentati come la sintesi cristiana di questi precetti. Il Cristianesimo, tuttavia, non incita solo gli uomini ad obbedire alla volontà di Dio spingendoli ad amare il prossimo con tutte le proprie forze. Insiste anche sul principio secondo il quale bisogna invocare da Dio la forza di compiere il bene. Solo la grazia di Dio rende l'uomo capace di com piere veramente il bene. Ma, qual è il ruolo della volontà dell'uomo e quale il ruolo della grazia di Dio? Su questo punto si sono accese spesso divergenze profonde e anche aspre divisioni, come ad esempio nel XVI secolo tra cattolici e protestanti. In genere tutte le forme di Cristianesimo affermano la libertà dell'uomo e la capacità della sua volontà di compiere il bene, ma non sono mancate concezioni pessimistiche sulla effettiva possibilità degli uomini di dominare le inclinazioni malvagie della natura umana.

Il principio dell'unicità di Dio, della bontà della creazione e dell'amore verso tutti gli uomini porta il Cristianesimo all'idea dell'uguaglianza tra tutti gli uomini e tra i sessi, anche se le diverse forme di Cristianesimo nelle diverse epoche hanno spesso accettato (come del resto le altre religioni monoteiste) le disuguaglianze sociali, la stratificazione sociale e la subordinazione della donna.
Lo scopo della vita dell'uomo, secondo il Cristianesimo, è di partecipare alla vita stessa di Dio. L'uomo non termina il suo destino con la sua morte naturale; egli è destinato ad unirsi con Dio dopo la morte in una condizione di felicità eterna. La possibilità di partecipare alla futura vita divina è subordinata ad un giudizio di Dio che riassume tutta l'intera vita di ogni uomo. Il Cristianesimo ha sempre sostenuto che accanto al premio della felicità eterna sussiste anche la possibilità di una condanna eterna da parte di Dio. L'attuale contesto contemporaneo registra tutta una serie di forme di indifferentismo, di relativismo e di agnosticismo per cui si ravvisa quanto sia determinante riscoprire e contemplare il vero volto di Dio rivelato da Gesù, riaffermando con decisione la verità, vivendo con convinzione la propria identità e di facendo crescere la dimensione di comunione specifica del cristianesimo. Dinanzi all'odierno "paesaggio " religioso è necessario riproporre con urgenza , a nostro avviso, i seguenti elementi, patrimonio del "deposito" della fede trasmessi in questi 2000 anni di cristianesimo.


Un solo Gesù Cristo


Gesù, il Cristo, è il Figlio Unigenito di Dio, suo Verbo, per mezzo del quale tutto è stato fatto (Gv 1,10). Egli è vero Dio, come espressione del Padre, e vero uomo, come figlio di Maria. Egli è entrato nella storia una volta per tutte a Betlemme: "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14). Immagine del Dio invisibile, egli è creatore e Salvatore al contempo; egli sostiene l'universo nella vita, nel movimento e nell'essere. Egli abita il cuore dei fedeli per mezzo del suo Spirito. In Lui, noi percepiamo l'umanità e l'umiltà di Dio, per Lui e in Lui intravediamo un giorno la divinizzazione dell'uomo. "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16).


Un dono gratuito di salvezza

La gratuità della Redenzione è l'ultima prova dell'Amore divino. Il mondo è stato creato in vista dell'Alleanza definitiva, perfino se l'uomo in molteplici modi, la rifiuta. Non c'è nessun nome in cielo per il quale noi possiamo essere salvati se non quello di Gesù. Vi sono forme di malessere che hanno la loro origine dalla rottura dell'Alleanza, del peccato. La salvezza integrale, la liberazione completa è essenzialmente un dono benevolo di Dio che rivela all'uomo i suoi errori al fine di manifestargli il suo amore incondizionato. «Il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19,10). È la fede in definitiva che salva.

Una verità che si accoglie

Esiste un ordine di verità oggettive che si fondano nell'insegnamento di Gesù e sulle sue azioni, Lui che è la Via, la Verità e la Vita. Il Cristianesimo è un cammino alla sua sequela. La verità non dipende dal giudizio di alcuno e ciò che aggrada non è necessariamente vero. Il giudizio morale non si basa unicamente nella coscienza individuale; il soggetto deve aprirsi, nella misura dei suoi mezzi, ad un ordine di valori che sono quelli di Cristo e che la tradizione della Chiesa ha trasmesso e ripe-tutamente ribadito. La verità è indubbiamente esigente e difficile a vivere, ma una volta accolta e perseguita, la persona diviene più libera (cf Gv 18,37).

Accoglienza della sofferenza e della morte

Assumere il negativo della sofferenza possiede un peso infinito. Gesù apre gli orizzonti dell'al di là col suo passaggio della Pasqua, non sfuggendo, ma affrontando la Passione. Il suo discepolo lotta contro la sofferenza, ma vi sono delle circostanze nelle quali dovrà patire sull'esempio del Maestro.
«Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc 24,26). Per tutti la morte è il momento della verità col quale ciascuno è invitato ad aprirsi definiti-vamente all'amore del Padre; entra allora nella vita definitiva, in una esperienza completamente nuova di conoscenza e di amore. Gesù dice al buon ladrone: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso» (Lc 23,43).

 

 

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