se poi questa persona è certa che il Verbo
eterno di Dio si è fatto Uomo e ci ha redenti con la sua
Passione e la sua Resurrezione, e che la Redenzione operata da
Cristo ci viene applicata nei sacramenti della Chiesa; se infine
questa persona ha anche la certezza che nella Chiesa ogni battezzato
è chiamato alla santità e all'apostolato, secondo
la sua specifica vocazione e i suoi carismi; se tutto questo,
con la grazia di Dio, è davvero una certezza solida e sempre
rinnovata nell'intimo della coscienza, allora ogni aspetto della
vita di questa persona verrà informato da questa fede autentica
e forte: e si potrà parlare di "vita cristiana"
come vita di preghiera, come vita ascetica e mistica, come vita
apostolica, e vita comunitaria.
In questo quadro, una forma di vita cristiana è la "vita
della mente", come diceva Hannah Arendt, ossia la cultura.
La cultura cristiana è parte essenziale della vita cristiana,
perché un credente deve vivere come un uomo che crede,
e un uomo è tale solo se è guidato dalla ragione.
La grazia divina fa sì che il credente abbia il dono della
fede, che illumina la ragione e la porta ad accettare anche l'oscurità
luminosa dei misteri soprannaturali rivelati da Dio in Cristo;
ma la fede non è tale se non è accolta dalla ragione,
e sulla base di precise ragioni. La fede cri
stiana inizia e permane solo se esistono e permangono, nella coscienza
del credente, le "premesse razionali" che rendono razionale
la fede stessa.
L'essenza del cristianesimo è dunque la fede, che è
anzitutto l'intimo convincimento che la Parola di Dio è
la verità, la verità definitiva e assoluta, l'unica
verità che salva. Non è autenticamente cristiano
se non chi ha saputo e ha creduto che Gesù è «la
Via, la Verità, la Vita». Se uno é davvero
cristiano, a ogni svolta della sua vita, rivolgendosi a Gesù
nella preghiera del cuore, ripeterà con assoluta convinzione
le parole di Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole
di vita eterna» (Gv6,68).
La croce identifica il cristianesimo
La croce fornisce la chiave per cogliere il messaggio
di Gesù ed entrare effettivamente nella nuova era della
storia che egli ha promesso di inaugurare e di portare a compimento.
Dunque, il Nuovo Testamento non presenta un «codice mistico»,
afferma D. Groothuis. (3) Non si dovrebbe, quindi, parlare di
un Cristianesimo esoterico: (4) il messaggio di Gesù Cristo,
nella sua vita,
morte e risurrezione è universale ed applicabile a tutti;
risulterebbe una contraddizione in termini affermare il contrario.
Il concetto di cristianesimo esoterico, sorto in ambiente non
cristiano, mira ad elaborare una visione del mondo totalmente
estranea ai documenti biblici. La nuova era del cristianesimo
non consiste, pertanto, nel risveglio di divinità alla
«coscienza cristica», ma piuttosto dell'esodo di un
popolo di uomini e donne che si accostano alla Croce di Cristo
per ottenere il perdono e la nuova vita che lui offre, un'età
nuova in cui la comunità dei discepoli di Gesù Cristo
vive per lui ed è grata di dare la propria vita sul modello
del Maestro, unita non nella pretesa di essere dèi, ma
nella condivisione dell'esperienza di ricevere il perdono e la
nuova vita in Gesù il Cristo.
Infine, è una comunità costituita da coloro i quali
attendono la seconda venuta del Cristo che, lungi dall'essere
la reincarnazione presunta di Gesù, sarà piuttosto
il ritorno glorioso del Signore della storia sulla terra alla
fine dei tempi, quando tutto sarà portato a compimento
(At 1,11; 3,21; Fil 3,20-21), allorché i redenti dal sangue
dell'Agnello si uniranno al grande coro degli angeli proclamando:
«L'Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza
e ricchezza,