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Dossier del Gris II serie, n. 4 Marzo 2005 pag. 9

sono ambedue "essenziali", e vanno a costituire l'essenza del cristianesimo, giacché il senso profondo e determinante della dottrina cristiana è appunto di promuovere la vita in Cristo in ogni singolo credente, di modo che la grazia di Cristo operi nella coscienza individuale e nella società umana, lì dove si realizza giorno per giorno la "storia della salvezza".
Se qualcuno si domanda se la situazione attuale faccia ben sperare per il futuro della cristianità, l'unica risposta saggia è questa: prima bisogna fissare un criterio teologico preciso su che cosa sia la via cristiana, per poi tentare una valutazione sociologica sullo stato di salute della comunità dei credenti.
Il filosofo Antonio Livi ci ricorda che da un punto di vista logico (naturalmente all'interno di un discorso di fede, cioè all'interno della teologia), la vita cristiana non è altro che la proiezione esistenziale della fede teologale: la vita cristiana é fondamentalmente la vita di un credente, vale a dire un credente sincero e coerente. Se una persona è davvero certa che Dio è la Trinità e che la contemplazione amorosa della Trinità è il suo ultimo fine;

se poi questa persona è certa che il Verbo eterno di Dio si è fatto Uomo e ci ha redenti con la sua Passione e la sua Resurrezione, e che la Redenzione operata da Cristo ci viene applicata nei sacramenti della Chiesa; se infine questa persona ha anche la certezza che nella Chiesa ogni battezzato è chiamato alla santità e all'apostolato, secondo la sua specifica vocazione e i suoi carismi; se tutto questo, con la grazia di Dio, è davvero una certezza solida e sempre rinnovata nell'intimo della coscienza, allora ogni aspetto della vita di questa persona verrà informato da questa fede autentica e forte: e si potrà parlare di "vita cristiana" come vita di preghiera, come vita ascetica e mistica, come vita apostolica, e vita comunitaria.
In questo quadro, una forma di vita cristiana è la "vita della mente", come diceva Hannah Arendt, ossia la cultura. La cultura cristiana è parte essenziale della vita cristiana, perché un credente deve vivere come un uomo che crede, e un uomo è tale solo se è guidato dalla ragione. La grazia divina fa sì che il credente abbia il dono della fede, che illumina la ragione e la porta ad accettare anche l'oscurità luminosa dei misteri soprannaturali rivelati da Dio in Cristo; ma la fede non è tale se non è accolta dalla ragione, e sulla base di precise ragioni. La fede cri
stiana inizia e permane solo se esistono e permangono, nella coscienza del credente, le "premesse razionali" che rendono razionale la fede stessa.
L'essenza del cristianesimo è dunque la fede, che è anzitutto l'intimo convincimento che la Parola di Dio è la verità, la verità definitiva e assoluta, l'unica verità che salva. Non è autenticamente cristiano se non chi ha saputo e ha creduto che Gesù è «la Via, la Verità, la Vita». Se uno é davvero cristiano, a ogni svolta della sua vita, rivolgendosi a Gesù nella preghiera del cuore, ripeterà con assoluta convinzione le parole di Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv6,68).


La croce identifica il cristianesimo

La croce fornisce la chiave per cogliere il messaggio di Gesù ed entrare effettivamente nella nuova era della storia che egli ha promesso di inaugurare e di portare a compimento.
Dunque, il Nuovo Testamento non presenta un «codice mistico», afferma D. Groothuis. (3) Non si dovrebbe, quindi, parlare di un Cristianesimo esoterico: (4) il messaggio di Gesù Cristo, nella sua vita,
morte e risurrezione è universale ed applicabile a tutti; risulterebbe una contraddizione in termini affermare il contrario. Il concetto di cristianesimo esoterico, sorto in ambiente non cristiano, mira ad elaborare una visione del mondo totalmente estranea ai documenti biblici. La nuova era del cristianesimo non consiste, pertanto, nel risveglio di divinità alla «coscienza cristica», ma piuttosto dell'esodo di un popolo di uomini e donne che si accostano alla Croce di Cristo per ottenere il perdono e la nuova vita che lui offre, un'età nuova in cui la comunità dei discepoli di Gesù Cristo vive per lui ed è grata di dare la propria vita sul modello del Maestro, unita non nella pretesa di essere dèi, ma nella condivisione dell'esperienza di ricevere il perdono e la nuova vita in Gesù il Cristo.
Infine, è una comunità costituita da coloro i quali attendono la seconda venuta del Cristo che, lungi dall'essere la reincarnazione presunta di Gesù, sarà piuttosto il ritorno glorioso del Signore della storia sulla terra alla fine dei tempi, quando tutto sarà portato a compimento (At 1,11; 3,21; Fil 3,20-21), allorché i redenti dal sangue dell'Agnello si uniranno al grande coro degli angeli proclamando: «L'Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza,

 

 

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